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Sentenze in 500 giorni Solo Cipro e Malta sono peggio dell’Italia

Cinquecento giorni. Cinquecento giorni in media per ottenere (forse) giustizia in una causa civile o commerciale, peggio soltanto di quanto sappiano fare Cipro e Malta. L’Unione europea getta uno sguardo nelle aule dei tribunali italiani, nel presentare la nuova «Pagella della giustizia», un elaborato questionario che dovrebbe aiutare i governi a migliorare il lavoro delle toghe; e per bocca della commissaria Ue alla giustizia Viviane Reding, incasella l’Italia fra le «lumache» d’Europa, al terz’ultimo posto fra i 27 Paesi per la lentezza della sua giustizia.
E c’è dell’altro. Ai giornalisti che le chiedono se quella stessa lentezza sia anche causata dallo scontro fra politica e giustizia, la commissaria risponde: «Giù le mani dai giudici, se si vuole che la magistratura sia davvero indipendente bisogna lasciarla lavorare». Dall’Italia, giungono subito le prime reazioni. Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm che è l’Associazione nazionale magistrati, concorda: «La giurisdizione va tenuta lontana dalla contesa politica. Le dichiarazioni della commissaria Ue non fanno altro che ribadire principi ovvii e che sono alla base della nostra Costituzione, che riconosce la soggezione del giudice solo alla legge». Purtroppo, aggiunge Sabelli, «in Italia questo non è accaduto: le vicende giudiziarie sono state trasferite sul piano della lotta politica, e ciò non dovrebbe accadere». Sull’indipendenza dei giudici si dichiara d’accordo con Viviane Reding anche Michele Vietti, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), seppure la sua appaia come una posizione lievemente più sfumata: «Ho sostenuto più volte, ed ancora recentemente nel mio libro “Facciamo giustizia”, che tra le priorità del nuovo governo ci devono essere anche riforme strutturali della giustizia, che ci liberino dalla maglia nera dell’eccessiva durata delle cause civili. Non possiamo più permetterci di essere il fanalino di coda dei 27 sistemi europei».
L’Anm diffonde poi un rapporto, intitolato «La verità dell’Europa sui magistrati italiani», da cui risulta che i nostri giudici civili sono tra i più produttivi in Europa: secondo posto fra le altre nazioni, nel 2010, per produttività in numeri assoluti, e primo posto per la capacità di smaltimento di procedimenti penali. «Fanno quel che possono», si potrebbe anche dire per spiegare l’apparente contraddizione: si lavora ogni anno molto e in fretta per smaltire l’arretrato, ma l’arretrato viene da decenni di implacabile burocrazia e leggi farraginose. Interviene anche Antonio Di Pietro, un tempo magistrato: «L’Italia ascolti l’Europa… ».
Perché la giustizia lenta, aggiunge da Bruxelles la commissaria Reding, ha fra l’altro «un impatto molto negativo sugli investimenti». Cosa di cui «l’Italia e il governo Monti sono consapevoli». Nell’ultimo anno «ho lavorato in stretto contatto con le autorità italiane per riformare il sistema — conclude la commissaria — ma il lavoro deve continuare».

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