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Sentenze esecutive a senso unico

In stand by il provvedimento che prevede il rimborso immediato se l’ufficio perde
L’esecutività delle sentenze favorevoli al contribuente è ancora in stand by: nonostante, infatti, sia quasi trascorso un anno dalla sua introduzione, il ministero dell’Economia non ha ancora emanato il decreto necessario per l’operatività del nuovo istituto con la conseguenza che l’assenza di tale provvedimento vanifica uno degli aspetti più interessanti della riforma del contenzioso tributario.
Il Dlgs 156/2015 ha esteso alle sentenze emesse dai giudici tributari favorevoli al contribuente, le regole vigenti nel rito civile e amministrativo in tema di esecutività immediata. Pertanto dallo scorso 1° giugno, data di entrata in vigore della disposizione, per le decisioni in favore del contribuente, gli uffici devono adempiere alla restituzione di quanto dovuto a prescindere dal passaggio in giudicato. In altre parole, le somme liquidate nella decisione, riferite a imposte richieste a rimborso dal contribuente o a spese di lite poste a carico dell’ufficio, devono essere erogate anche se la sentenza non è definitiva e quindi nelle more del giudizio.
La nuova norma, decorrente dal 1° giugno, prevede poi che per i rimborsi superiori a 10mila euro, diversi dalle spese di lite, il giudice possa subordinare l’esecutività (e quindi il pagamento in favore del contribuente) alla presentazione di una garanzia. Tuttavia, una disposizione transitoria subordinava la concreta applicazione del nuovo istituto all’emanazione di un decreto del Mef, il quale doveva disciplinare la durata, i termini e le modalità della garanzia ove richiesta dal giudice.
La norma però non specificava se lo slittamento della decorrenza fosse riferito solo alle decisioni nelle quali era richiesta una garanzia o a tutte le ipotesi favorevoli al contribuente.
Secondo l’interpretazione dell’Agenzia (circolare 38/E del 2015) la mancanza del provvedimento comporta la non entrata in vigore di tutte le nuove previsioni sull’esecutività delle sentenze, a prescindere cioè che siano richieste o meno le garanzie dal giudice. Da ciò ne consegue che, in mancanza del decreto resta in vigore la precedente norma per tutte le sentenze favorevoli, e quindi la condanna dell’ufficio può essere eseguita solo dopo il passaggio in giudicato della decisione.
Nonostante ormai sia trascorso quasi un anno dall’introduzione della nuova norma, il decreto non è ancora stato emanato, lasciando così ai giudici tributari l’interpretazione e l’applicabilità della nuova disciplina. Peraltro, il perdurare della mancanza del provvedimento del Mef induce a più di una riflessione sia sul tanto decantato rapporto “fisco/contribuente”, sia per i risvolti operativi.
L’immediata esecutività delle sentenze favorevoli ai contribuenti è stata introdotta con il dichiarato fine di equilibrare il trattamento delle parti in causa.
La legge delega, infatti, la prevedeva al fine di rafforzare la tutela giurisdizionale del contribuente. Il decreto delegato, nel rispondere a tale criterio, ha tenuto conto delle peculiarità del giudizio tributario che vede contrapposti una parte pubblica e una privata, dove solo per quest’ultima potrebbero esservi problemi di insolvenza. Tuttavia, allo stato attuale, che una norma così favorevole, emanata nell’ambito della riforma del contenzioso tributario per ristabilire un minimo di parità tra le parti non entri in vigore nella data fissata, di fatto svuota di significato l’intento del legislatore. E ciò, peraltro, non perché il legislatore stesso abbia inteso differirne la decorrenza, ma perché la struttura amministrativa preposta non emana un decreto. In ogni caso, poi, una norma di rango inferiore (il decreto ministeriale), non potrebbe comportare lo slittamento (sine die) dell’entrata in vigore di una legge primaria.

Antonio Iorio

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