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Sentenze a sospensione allargata

Sospensione delle sentenze anche in appello e in Cassazione, compensazione delle spese solo in casi eccezionali, aumento del valore della controversia che consente al contribuente di difendersi personalmente e estensione del reclamo e della mediazione anche ai tributi degli enti locali. Sono queste alcune delle novità importanti introdotte dall’articolo 9 del decreto legislativo di riforma del processo tributario n 156 del 24 settembre 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di oggi, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016.

Sospensiva sentenze. Si estende, dunque, la tutela cautelare nel processo tributario anche alle sentenze, prima riservata solo agli atti impositivi. Nei vari gradi di giudizio i contribuenti possono chiedere la sospensione delle pronunce di primo grado e d’appello e delle pretese tributarie, se sussistono gravi e fondati motivi o nelle more del processo possono subire danni gravi e irreparabili. L’articolo 9 del decreto delegato di riforma del contenzioso, attuativo della legge delega fiscale (23/2014), modifica l’articolo 52 del decreto legislativo 546/1992, che disciplina l’esecuzione provvisoria delle sentenze in appello, e introduce con l’articolo 62-bis regole ad hoc anche per l’esecuzione provvisoria delle sentenze impugnate con ricorso per Cassazione.

Condanna alle spese. Le spese processuali potranno essere compensate solo per gravi e eccezionali ragioni e per soccombenza reciproca. La regola è che la parte soccombente deve essere condannata a pagare le spese alla controparte. Quindi, chi dà luogo a una controversia che potrebbe essere evitata usando l’ordinaria diligenza deve sopportare i costi del processo. Per esempio, è giustificata la compensazione solo se la causa riguardi una questione nuova o complessa oppure si verifica un cambiamento di orientamento della giurisprudenza sull’argomento che forma oggetto del contendere.

Difesa personale. Viene ancora una volta innalzata la soglia per la difesa personale nel processo tributario. I contribuenti non sono tenuti a conferire l’incarico per l’assistenza tecnica in giudizio a un difensore abilitato se il valore della controversia non è superiore a 3 mila euro. Il legislatore aumenta il quantum del valore della controversia che consente al contribuente di difendersi personalmente e, per l’effetto, di ridurre i costi del processo. Infatti, le parti diverse dagli enti impositori, dagli agenti della riscossione e dai concessionari che svolgono le attività di accertamento e riscossione per conto degli enti locali, devono essere assistite da un difensore, tranne che per le controversie di modesto valore. Attualmente, il limite di valore della causa che consente alla parte di difendersi personalmente è fissato a 2.583,28 euro.

Reclamo e mediazione. In seguito alle modifiche apportate alla disciplina del processo, il reclamo e la mediazione non saranno più un’esclusiva delle controversie relative ai tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate. Anche le cause sui tributi locali, il cui valore non sia superiore a ventimila euro, saranno soggette alla presentazione di un ricorso che in via preventiva vale come reclamo. Il reclamo può contenere una proposta di mediazione, in via amministrativa, finalizzata a ottenere una rideterminazione del tributo dovuto, prima che la causa passi in caso di esito negativo al vaglio giudiziale. È fissato un termine minimo di 90 giorni, per consentire alle parti di poter definire la controversia tramite la mediazione, prima di costituirsi in giudizio e adire la commissione tributaria. Tra l’altro l’amministrazione, qualora non intenda accogliere il reclamo o la proposta di mediazione, a sua volta può formulare una propria proposta tenuto conto dell’incertezza delle questioni trattate, del grado di sostenibilità della pretesa tributaria e del principio di economicità dell’azione amministrativa. Il ricorso può essere depositato in commissione solo dopo che sia trascorso il tempo utile (90 giorni) ad esperire la procedura amministrativa volta alla composizione della lite.

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