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Sentenza esecutiva, avvio circoscritto

ROMA – Una modifica non proprio per tutti. Almeno al debutto la sentenza esecutivaper il contribuente partirà con la prospettiva di un ambito di applicazione che non si profila ad ampio raggio e con il rischio poi di un successivo recupero da parte del fisco delle somme precedentemente rimborsate. È quanto emerge scorrendo la relazione tecnica del decreto attuativo della delega fiscale su contenzioso e interpelli, approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri di martedì 22 settembre e ora in attesa di pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale».
La stima del costo tiene conto di alcuni variabili. A cominciare dalla decorrenza: l’esecutività della sentenza scatterà a partire dal prossimo 1° giugno (a differenza delle altre norme del decreto in vigore già da inizio anno) e quindi per il 2016 produrrà un impatto solo per sette mesi. Poi del doppio binario a seconda dell’importo: fino a 10mila euro, infatti, il rimborso è “libero”, oltre quella cifra è necessario prestare una garanzia. Infine, l’estensione dell’esecutività anche alle sentenze emesse sul ricorso contro gli atti relativi alle operazioni catastali, introdotta nel testo del decreto dopo il primo giro di pareri parlamentari.
Il punto di partenza è il valore medio delle controversie definite in primo e secondo grado tra il 2013 e il 2014 e relative a istanze di rimborso poi appellate dalle Entrate. La cifra si aggira sui 323 milioni di euro, ma qui è necessario operare il primo distinguo. L’importo medio che riguarda le controversie senza bisogno della garanzia (fino a 10mila euro) è di appena 7 milioni di euro, ossia in altri termini poco più del 2% dell’ammontare considerato. Per sottrazione, quindi, la parte rimanente (quella per cui, invece, l’esecutività è vincolata alla richiesta di una garanzia) ha un valore medio nel biennio di 316 milioni di euro. Arrivati a questo punto, la relazione tecnica fa un’altra precisazione perché stima che solo nel 25% dei casi il contribuente «vorrà e potrà avvalersi del rimborso con “garanzia”». Le ragioni sono due:
la garanzia è «il più delle volte onerosa e condizionata a una valutazione del rischio da parte della società che la rilascia»;
«in molti casi il contribuente non potrebbe comunque conseguire il rimborso a causa di contestuali debiti verso la pubblica amministrazione, situazione che porterebbe al fermo o al pignoramento del credito spettante in forza della sentenza provvisoriamente esecutiva».
Quindi sommando i 7 senza garanzia e i 79 con garanzia (il 25% dei 323 complessivi) si arriva a 86 milioni complessivi. Ma non è finita perché c’è anche il valore delle liti catastali potenzialmente interessate da tenere in considerazione. Il valore complessivo delle sentenze sfavorevoli all’amministrazione emesse in Ctp e Ctr e poi impugnate (sono circa 4mila in tutto) si aggira sui 200mila euro. Secondo la relazione tecnica, «solo un 15%» di tali controversie «si riflette sulla determinazione di obbligazioni tributarie (la prima casa, in particolare, è esclusa da Irpef e Imu), mediamente con aliquota del 2,5 per cento». Quindi il costo dell’esecutività su base annua sarebbe di 750mila euro. A conti fatti, il totale è di 86,75 milioni annui. Ma siccome nel primo anno la norma si applicherà solo per sette mesi lo “sforzo” finanziario sarà di 50,6 milioni.
Bisogna, però, guardare anche al futuro. L’indice di vittoria per valore dell’Agenzia nelle controversie relative a istanze di rimborso è mediamente superiore al 75 per cento. «Nel 2018 è quindi prevedibile che l’Agenzia possa recuperare oltre il 75% dei rimborsi erogati in esecuzione di sentenza impugnata», secondo le stime. Si tratta di circa 64 milioni. E, al di là della previsione con tenuta nella relazione che l’impatto teorico potrebbe addirittura annullarsi nel 2018, di fatto i contribuenti rischiano una sorta di effetto «vittoria di Pirro» in quanto potrebbero essere chiamati poi a restituire quanto ottenuto con il rimborso.

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