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Sentenza da allegare alla liquidazione

Quando l’avviso di liquidazione è relativo al pagamento di somme derivanti da una sentenza, richiamata nelle motivazioni, è obbligo dell’Ufficio allegare la sentenza all’atto notificato al contribuente, specialmente se la pronuncia era stata emessa nei confronti di un soggetto diverso dal destinatario della richiesta di pagamento: nella specie, sentenza di condanna per una società cancellata dal registro imprese, e avviso di liquidazione notificato agli ex soci. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 197/02/17 della Ctp di Frosinone (presidente Costantino Ferrara, relatore Michele Nuzzi). Il caso riguarda l’impugnazione di un avviso di liquidazione, con cui gli ex soci di una società di capitali intendevano contestare la richiesta di pagamento relativa a somme dovute dall’ente, cancellato da diversi anni dal registro imprese. In particolare, l’avviso di liquidazione era basato su una sentenza della commissione tributaria centrale, passata in giudicato, con cui era stata confermata la legittimità di un avviso di accertamento rivolto alla società. A ben vedere, dunque, i contenuti della pretesa erano rinvenibili nell’accertamento notificato a suo tempo alla società, poi confermato e divenuto definitivo con la sentenza della Commissione tributaria centrale: in altri termini, tutti atti rivolti nei confronti di un soggetto diverso, la società, rispetto a quello nei confronti del quale veniva vantato il pagamento, i soci.

Proprio questa circostanza ha indotto i giudici della sezione seconda ad annullare l’atto impugnato, condannando l’amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di giudizio.

Trattandosi di una motivazione per relationem, osserva la Ctp di Frosinone, era onere dell’Agenzia delle entrate allegare gli atti richiamati (o riprodurne adeguatamente i contenuti); peraltro, tali atti non erano mai stati notificati ai contribuenti, poiché rivolti alla società.

A ulteriore precisazione, il collegio ciociaro afferma che l’onere di riproduzione dei contenuti essenziali non può ritenersi assolto con il mero richiamo agli estremi numerici della sentenza e dell’accertamento originario, e neppure indicando i soli valori contenuti nell’accertamento stesso, essendo necessario riportare gli elementi di fatto e di diritto che connotavano tali atti (così da consentire al contribuente di conoscere le motivazioni della pretesa ed eventualmente verificarle e contestarle).

Nicola Fuoco

[omissis] La Corte di cassazione ha ribadito anche in una recentissima sentenza, la n. 562 del 12/01/2017, che quando le motivazioni dell’accertamento facciano riferimento a un atto formato nei confronti di un terzo, tale atto deve essere allegato all’accertamento, o quantomeno riprodotto nei suoi contenuti essenziali.

Lo stesso Ufficio, nelle difese sostiene la necessità dell’allegazione degli atti richiamati in motivazione ritenendo tuttavia di aver assolto a tale onere riproducendo il contenuto essenziale degli stessi. Tuttavia, da una valutazione delle parole utilizzate nell’avviso di liquidazione, non risulta affatto tale riproduzione, giacché la motivazione si limita a richiamare gli estremi della sentenza della Commissione centrale, il numero dell’avviso di accertamento e il fatto che la sentenza si sia resa definitiva, indicando poi un valore finale definitivo della Commissione centrale, senza specificare in alcun modo i contenuti dell’accertamento e della sentenza liquidata.

Per cui, non può ritenersi che la motivazione abbia soddisfatto all’onere di riproduzione dei contenuti essenziali degli atti su cui è fondata la pretesa, formati nei confronti di un terzo e mai notificati agli odierni ricorrenti.

Analogo discorso vale per la mancata allegazione del prospetto dei calcoli eseguiti dall’Ufficio, dove la carenza di motivazione è affermata dallo stesso avviso di liquidazione, nella parte in cui riporta che «il prospetto è disponibile presso l’Ufficio legale». La motivazione di un provvedimento tributario deve essere contenuta nell’atto che viene notificato al contribuente, che non è tenuto ad alcun approfondimento o indagine cognitiva, ricercando o chiedendo atti al di fuori di quello notificato, poiché tali ricerche comprimerebbero il proprio diritto di difesa da esercitarsi tassativamente entro i sessanta giorni dalla ricezione dell’avviso di liquidazione. Sullo specifico aspetto degli interessi, inoltre è consolidato l’orientamento di questa Commissione, conforme all’orientamento della Corte di cassazione, secondo cui è onere dell’Ufficio motivare adeguatamente in relazione ai tassi applicati, alle aliquote e alle norme utilizzate, senza che tale onere sia surrogabile rinviando a un prospetto disponibile presso L’ufficio e, quindi, non notificato al contribuente.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in misura pari a euro 1.000,00 oltre oneri, da distrarsi in favore dei difensori antistatari.

 

PQM La commissione accoglie il ricorso e annulla l’avviso impugnato. Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese pari a euro 1.000,00 oltre oneri fiscali e contributivi, se dovuti.

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