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Senato, primo sì alla legge contro la corruzione

Il disegno di legge anticorruzione si sblocca, riceve il voto favorevole della commissione Giustizia del Senato e sbarca in Aula per la discussione generale. L’approvazione, salvo incidenti di percorso (da non escludere per un provvedimento dal percorso tanto tormentato), è rinviata alla prossima settimana, visto che il dibattito partirà martedì, ma si intreccerà subito con la necessità di convertire il decreto legge banche al quale è destinata una corsia preferenziale.
La mattinata ha visto il voto finale della commissione sul provvedimento, sciogliendo anche il nodo della tenuità del fatto, prevista da un decreto legislativo approdato in «Gazzetta Ufficiale» solo ieri. Un ritardo che aveva bloccato i lavori della commissione e che, secondo alcune voci dell’opposizione, potrebbe compromettere almeno questa parte del disegno di legge. In sostanza la causa di non punibilità per il falso in bilancio a danno limitato nelle non quotate, potrebbe non scattare perchè inserita in un emendamento del Governo che faceva riferimento a una norma del Codice penale non ancora in vigore. Mette le mani avanti il presidente della commissione Francesco Nitto Palma sottolineando che l’obiezione avrebbe avuto un senso se la commissione si fosse espressa in sede deliberante; così non è, però, e la questione, avverte Palma, sarà affrontata in Aula.
E il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, butta acqua sul fuoco: «Il provvedimento anticorruzione può essere votato: il legame con il testo sulla tenuità del fatto e la sua entrata in vigore è un problema che non esiste. La Commissione ha avuto il testo, se ci sono schermaglie di carattere procedurale sono lecite, ma il disegno di legge si può votare. Ci sono molti provvedimenti – ha detto Orlando – nel cui iter si fa riferimento ad articoli di legge che non hanno ancora efficacia».
Nel merito il disegno di legge prevede un generale inasprimento delle sanzioni previste per i principali reati contro la pubblica amministrazione. A partire dalla corruzione propria che, su proposta del Governo, sale, quanto alla pena massima, sino a un tetto di 10 anni. Una modifica che poi ha trascinato con sè, nei lavori della commissione, la necessità di rimodulare, aumentandole, anche le sanzioni per la corruzione in atti giudiziari e l’induzione indebita, per non squilibrare tutto il sistema. Sale anche la detenzione prevista per corruzione propria e il peculato.
Il falso in bilancio è investito dalla modifiche più radicali. Che non riguardano solo l’apparato sanzionatorio, ma anche alcuni profili della condotta e la distinzione da conservare tra società quotate e non quotate. Ma il testo rivede anche le sanzioni per le tipologie di associazione mafiosa, aumentandole in maniera sensibile.
La prescrizione non viene toccata se non in maniera indiretta (sulla base della regola base attuale della ex Cirielli, l’aumento di pena ha un riflesso immediato, alzando anch’essi, sui termini per l’estinzione del reato). La riforma sarà affrontata nell’ambito del disegno di legge in discussione alla Camera, in Aula dalla prossima settimana con la possibilità, quindi, di una doppia contemporanea approvazione. È lì che si prevede di aumentare i termini almeno per corruzione propria, impropria e in atti giudiziaria, emendamento del Governo sul quale Ncd si è sfilato votando contro.

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