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Senato delle regioni, secondo sì

Un senato di 100 senatori, tra consiglieri regionali e sindaci, con funzioni legislative limitate rispetto alla camera e nessun voto di fiducia verso il governo, il che segna la fine del bicameralismo perfetto. E un nuovo titolo V della Costituzione, con un nuovo riparto di competenze tra stato e regioni. Sono le principali novità della riforma costituzionale approvata ieri alla camera. Mancano ancora due passaggi perché il disegno di legge Boschi sia legge. E, probabilmente, non basteranno, perché ci sarà il ricorso al referendum già annunciato dalle opposizioni e preventivato dal premier, Matteo Renzi. Il parlamento post riforma continuerà ad articolarsi in camera dei deputati e senato della repubblica, ma i due organi hanno composizione diversa e funzioni differenti: solo alla camera, che resta composta da 630 deputati, spetta la titolarità del rapporto di fiducia e la funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell’operato del governo. Il senato rappresenta invece le istituzioni territoriali, i suoi componenti saranno scelti dai consigli regionali. Saranno 100, di cui 95 rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque senatori nominati dal presidente della repubblica tra i cittadini «che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Tra l’altro, la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti. Ai senatori resta l’immunità parlamentare come ai deputati. Non riceveranno però indennità se non quella che spetta loro in quanto sindaci o membri del consiglio regionale. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere per le leggi costituzionali, per le minoranze linguistiche e il referendum popolare, per le leggi elettorali. Le altre leggi sono approvate dalla sola camera dei deputati. Debuttano in Costituzione anche i referendum popolari propositivi e di indirizzo. Una delle novità più dibattute è il nuovo assetto di competenze tra stato e regioni: soppressa la competenza concorrente, si disciplina una redistribuzione delle materie tra competenza esclusiva statale e competenza regionale. È prevista una clausola di supremazia, che consente alla legge dello stato di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda «la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica» oppure «la tutela dell’interesse nazionale».

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