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Sempre più lontana l’intesa con la Grecia

Scendono in campo i nuovi negoziatori della Grecia, che ieri pomeriggio hanno fatto tappa a Francoforte dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, mentre si fa strada la convinzione che neanche all’Eurogruppo di lunedì prossimo si arriverà a un accordo sul programma economico di Atene, che possa sbloccare i fondi ancora pendenti, circa 7,2 miliardi di euro.
Il vice primo ministro greco, Yanis Dragasakis, è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri alla Bce, accompagnato dal viceministro degli Esteri, Euclidis Tsakalotos. È il nuovo team designato dal premier Alexis Tsipras, dopo che l’irritazione dei creditori internazionali con il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, accusato di mancanza di concretezza nel negoziato e di rivolgersi agli interlocutori con l’aria di chi sta impartendo una lezione, aveva raggiunto il punto di rottura. A quanto risulta, lo stesso Draghi, che pure aveva stabilito un rapporto con Tsipras già mesi prima che fosse eletto, ha condiviso la difficoltà di procedere nella trattativa, i cui tempi e margini di manovra si fanno sempre più stretti, con un team a guida Varoufakis, peraltro non ufficialmente esonerato.
L’incontro con il presidente della Bce era cruciale per il Governo di Atene, in quanto dall’istituzione di Francoforte dipende l’assenso al continuo finanziamento delle banche greche attraverso l’Ela, lo sportello di emergenza della Banca centrale nazionale. Oggi stesso, il consiglio della Bce rivedrà l’ammontare dell’Ela, che ha ormai raggiunto 77 miliardi di euro, ma che dipende, come Draghi avrà ricordato anche ieri ai suoi interlocutori, dal fatto che le banche rimangano solvibili e abbiano il collaterale da presentare in garanzia. A quest’ultimo proposito, appare altamente improbabile che la Bce decida oggi di alzare lo scarto di garanzia, il cosiddetto haircut, sul collaterale greco, in quanto questo significherebbe di fatto uno strangolamento del sistema bancario e sarebbe l’anticamera dell’uscita della Grecia dall’euro. Una decisione che Draghi non vuole certamente prendere da solo, e soprattutto non ora che sono ancora in corso le trattative fra Atene e i suoi creditori, secondo fonti Bce. Anche sulla rimozione del tetto dei 3,5 miliardi di euro di buoni del Tesoro greci che le banche possono usare come collaterale, tetto imposto per evitare che venga aggirato il divieto di finanziamento monetario del Governo, è improbabile una decisione prima che ci siano sviluppi nella trattativa.
Difficilmente però i negoziati arriveranno a un punto di svolta lunedì a Bruxelles. Lo hanno ammesso ieri sia Varoufakis (che in mattinata ha incontrato a Parigi il ministro francese Michel Sapin, ieri sera il commissario europeo Pierre Moscovici, oggi sarà a Roma e nei prossimi giorni a Madrid) sia il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble. Nonostante i progressi degli ultimi giorni, riconosciuti da tutti, viene ritenuto improbabile che un programma definito sia pronto in tempo per l’Eurogruppo. Tuttavia, Sapin ha sostenuto che «un buon compromesso è possibile». Dall’inizio della vicenda, la Francia ha cercato di tenere una linea più conciliante nei confronti di Atene, rispetto ad altri partner europei. Quel che ci si può attendere lunedì, secondo diverse fonti coinvolte nel negoziato, è al più un attestato dei recenti progressi. Una fonte del governo di Atene ha attribuito ieri l’impasse alla spaccatura tra i creditori internazionali, osservando che è impossibile un accordo quando il Fondo monetario insiste su riforma delle pensioni e del lavoro, mentre la Commissione europea esige il rispetto degli obiettivi di bilancio.Contraddizioni alla luce delle quali, secondo la fonte, il governo greco avrebbe deciso di non legiferare sulle riforme in mancanza di un accordo. Ue e Fmi dovrebbero coordinare meglio richieste e messaggi, ha detto la fonte.
Resta da vedere come la Grecia farà fronte agli impegni più imminenti, compresi gli oltre 900 milioni di euro dovuti all’Fmi martedì prossimo. Tsipras ha parlato in queste ore, oltre che con il cancelliere tedesco Angela Merkel, anche con il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, dopo che sono uscite indiscrezioni di stampa secondo cui il capo del dipartimento europeo Paul Thomsen avrebbe indicato la necessità di una nuova ristrutturazione del debito greco, oggi quasi interamente in mano a creditori pubblici, e avrebbe chiarito che solo se i creditori europei accettassero di svalutare parte dei propri crediti, l’Fmi sarebbe disponibile a sborsare la propria quota di aiuti. Fonti del Fondo hanno però specificato che in realtà Thomsen aveva solo sottolineato il peggioramento della sostenibilità del debito greco. In una nota, l’Fmi ha poi chiarito che Thomsen aveva messo in evidenza il compromesso che servirebbe nella fase attuale: quanto più le misure e gli obiettivi concordati si allontanano dagli impegni del 2012, tanto maggiore sarà la necessità di finanziamenti aggiuntivi e di una riduzione del debito, per renderlo sostenibile.

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