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Sempre più fondi comuni nei portafogli degli italiani

Nel momento in cui la raccolta macina un record dopo l’altro e si avvia a chiudere il 2014 ben oltre quota 76 miliardi, i fondi comuni hanno spento 30 candeline e ieri questo anniversario è stato festeggiato nella Borsa di Milano. Un appuntamento al quale ha partecipato tutto il gotha del risparmio gestito e dove è stato illustrato il lungo percorso di questi prodotti nel tempo. Al di là di tutti discorsi che si possono fare sul tema, l’evoluzione del settore può essere riassunta in due cifre: i 568 milioni di euro (1100 miliardi delle vecchie lire) di patrimonio gestito al momento dell’esordio nel 1984 e i 664 miliardi di masse attuali. Partiti in 10 nel giugno del 1984 (i debuttanti sono stati i prodotti targati Gestiras, Imigest, Sogersel, Arca, Primegest e Genercomit), oggi la squadra di fondi censita da Assogestioni ha superato i 4.300 elementi. Tanta acqua sotto i ponti è passata e da allora molte iniziative sono state prese per rendere il settore sempre più evoluto per venire incontro alle esigenze dei risparmiatori. Un impegno non da poco, visto che oggi i sottoscrittori di fondi sono assai più consapevoli ed esigenti rispetto al passato, complice anche la crisi economica che tra i tanti effetti ha anche quello di indurre le famiglie a fare scelte più consapevoli e soprattutto coerenti con gli obiettivi che si intendono raggiungere. L’ultima novità del settore in ordine di tempo risale al primo dicembre scorso e riguarda la possibilità di negoziare in Borsa questi prodotti, ampliando la disponibilità dei canali distributivi per gli investitori.
Durante l’evento si è discusso delle principali tappe che hanno caratterizzato il settore nelle tre decadi passate, delle opportunità colte, degli ostacoli incontrati (che più di una volta ne hanno compromesso l’andamento), ma anche della capacità del settore di riprendersi e soprattutto di tenere i risparmiatori al riparo per esempio dagli scandali finanziari che si sono verificati nei primi anni 2000. Di tutto questo ne hanno parlato: Tommaso Corcos, ad di Eurizon Capital, Sergio Albarelli, managing director di Franklin Templeton, Marco Carreri, ad di Anima Sgr, Walter Ottolenghi presidente di Mediolanum Gestione Fondi e Andrea Pennacchia, ad di Ubi Pramerica Sgr e Santo Borsellino, ceo di Generali I. Europe. Ma in questo contesto non potevano mancare gli interventi dei pionieri del settore dei fondi comuni in Italia, vale a dire Guido Cammarano, Angelo Abbondio, Attilio Ferrari, Gustavo Visentini, Giorgio Forti, Giulio Baseggio, Francesco Taranto e Massimo Tosato. Nel corso dell’incontro, inoltre, è stato presentato il volume di Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni, dal titolo «Breve storia dei fondi comuni in Italia». Si tratta di un excursus molto dettagliato su tutti gli step relativi all’evoluzione dei fondi comuni e degli avvenimenti più importanti che ne hanno determinato gli andamenti in particolari momenti storici, nel bene e nel male. È un racconto che parte dalle esperienze pionieristiche degli anni 60 e arriva fino a oggi.
Per il futuro è stato il presidente di Assogestioni, Giordano Lombardo a individuare le sfide dell’industria: i fondi a lungo termine (Eltif), la continuità del rapporto con la distribuzione, una equa competizione tra i vari prodotti finanziari, l’innovazione di prodotto e i piani individuali di risparmio. «Assogestioni – ha aggiunto Lombardo – ha identificato nell’istituzione dei piani individuali di risparmio (Pir), orientati all’investimento di lungo periodo, una delle soluzioni di maggiore interesse ed efficacia per far fronte alle necessità di sviluppo e alle mutate condizioni della nostra economia. La diffusione dei Pir potrebbe svolgere un ruolo importante nella raccolta di risorse preziose per il finanziamento del sistema produttivo del Paese. Allo stesso tempo – ha ribadito – le famiglie avrebbero a disposizione un utile strumento per orientare il proprio portafoglio finanziario, troppo spesso schiacciato sul breve termine e poco diversificato, nella direzione di una maggiore efficienza». L’obiettivo è passare a un sistema di finanziamento che sia alternativo a quello bancocentrico e sia «in grado di convogliare il risparmio delle famiglie italiane – ha concluso – a favore del made in Italy e della ripresa». La sfida è aperta.

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