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Sempre più estero in Unicredit. Mustier: avanti con la crescita

Più soci esteri in Unicredit, che ormai controllano praticamente due terzi del capitale dell’istituto di Piazza Aulenti. È la fotografia da «public company» scattata ieri all’assemblea sul bilancio. Parallelamente si conferma l’assottigliamento delle due categorie di soci che hanno accompagnato l’istituto — l’allora Credito Italiano — fin dalla privatizzazione del 1993 (la campagna pubblicitaria per l’occasione era stata appunto «Oltre i Bot, i Credit») e poi via via nelle fusioni che hanno dato vita all’attuale UniCredit: le fondazioni, ora ridotte complessivamente al 6% con Crt e CariVerona entrambe all’1,8%, e il popolo dei risparmiatori, sceso al 13%. Solo a novembre il retail aveva ancora il 28% circa.

Sono gli effetti dell’enorme aumento di capitale da 13 miliardi che il ceo Jean Pierre Mustier ha portato a termine a febbraio e servito in gran parte a coprire gli 11,4 miliardi di rosso legati soprattutto a svalutazioni di crediti non performing da cedere. Per avere una radiografia dettagliata servirà il verbale dell’assemblea ma già ieri il direttore generale, Gianni Franco Papa, ha delineato i nuovi equilibri: c’è un solo socio rilevante, il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, al 5,038%. La compagine dei fondi sovrani pesa complessivamente per il 10%. I fondi istituzionali sono i più presenti con il 62% del capitale (il 2% è in mano a soggetti di diritto italiano). Seguono il retail e uno zoccolo del 9% composto da azionisti privati (come Allianz e Unipol o imprenditori storicamente soci come Caltagirone, Della Valle, Del Vecchio).

«È un segno dell’attrattività di Unicredit —ha commentato al termine dell’assemblea Mustier con i giornalisti — e più in generale delle banche italiane e del Paese». L’interesse dimostrato dagli investitori esteri è confermato, per Mustier, anche nelle emissioni dei bond, con oltre 200 nuovi investitori. Ora si attende il rinnovo della governance previsto l’anno prossimo, a cui Unicredit si sta già adeguando: ieri, infatti, si è dimesso da vicepresidente Luca Cordero di Montezemolo, così come già aveva fatto Fabrizio Palenzona. Dei tre vice di Giuseppe Vita resta in carica solo il vicario Vincenzo Calandra Buonaura. La semplificazione del board, ha ricordato Montezemolo in una lettera al presidente Vita, era stata avanzata dal comitato governance da lui presieduto. Montezemolo resterà comunque nel consiglio.

L’assemblea si è svolta senza sorprese, a parte l’astensione delle fondazioni Crt, CariVerona e CariTrieste solo nel voto sui piani di incentivazione a dipendenti e manager. Il mercato sta in realtà scommettendo ancora sulle capacità di Mustier di portare a termine il piano che prevede — ha confermato il banchiere — solo «crescita organica» e dunque niente acquisizioni o fusioni né altre cessioni. Da realizzare c’è il maxi-progetto di vendita di sofferenze per 17,7 miliardi a un veicolo controllato al 50,1% da Fortress Investments e Pimco. Alcune cessioni di npl si «stanno finalizzando», ha precisato Papa. Circa Alitalia, per la quale Unicredit ha perso già 500 milioni in tre anni, Mustier ha detto che serve una soluzione «sostenibile nel lungo periodo. Non possiamo perdere altri soldi».

Fabrizio Massaro

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