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Semplificazioni su un doppio binario

di Gianni Trovati

Contribuenti in difficoltà alle prese con la riscossione e controlli dell'amministrazione sugli adempimenti. Sono i due binari delle «semplificazioni» che stanno trovando spazio nelle bozze del decreto fiscale in viaggio verso il consiglio dei ministri di dopodomani.
Nei testi su cui stanno lavorando i tecnici governativi si rileva un certo grado di convergenza con le richieste dei professionisti (a partire da quelle raccolte con il sondaggio del Sole 24 Ore, i cui risultati sono stati pubblicati sabato scorso), perché nelle bozze si fa largo lo spesometro semplificato e lo stop a una serie di penalità quando la violazione è solo formale.
Tra i grandi assenti, almeno per ora, c'è la definizione delle regole sull'abuso di diritto, che dovrebbe però legarsi alla delega, l'ampliamento delle chance del ravvedimento operoso e lo snellimento del modello Intrastat per renderlo più «europeo». Sul fronte degli adempimenti, anzi, sembra destinata a tornare in campo la dichiarazione Imu (si veda Il Sole 24 Ore di sabato), almeno per i tanti contribuenti che devono allinearsi alle novità rispetto all'Ici, dalla disciplina delle pertinenze alla "rivoluzione" del fisco sugli immobili rurali.
Riscossione
Tra i temi più battuti dalle norme che già si sono affacciate nelle bozze c'è la riscossione. La rateazione dei debiti fiscali, argomento reso sempre più caldo dalla crisi di liquidità delle imprese, sembra destinata nel provvedimento a trovare un nuovo allentamento nella disciplina. In particolare, si prevede la possibilità di richiedere la dilazione anche dopo essere incappati in una prima decadenza, e lo stesso stop alle rate scatterà solo dopo il mancato pagamento di due rate consecutive, a prescindere dal fatto che l'appuntamento mancato alla cassa sia il primo o meno. Possibile, inoltre, chiedere fin dall'inizio che il piano sia a rate crescenti.
Si allenta la pressione di Equitalia anche nei confronti dei debitori lavoratori dipendenti che possano portare a garanzia solo il proprio reddito: il pignoramento non riguarderà più in automatico il 20% dell'entrata, ma potrà scendere fino al 10%, in particolare nel caso di titolari di redditi medio-bassi. Novità in arrivo anche per le ipoteche: il limite minimo dei 20mila euro di debito con il Fisco, introdotto dal decreto «Sviluppo» del maggio scorso nel caso dell'abitazione principale, potrebbe essere esteso come condizione indispensabile anche per l'ipoteca degli altri beni.
Adempimenti
L'altra parola chiave su cui si esercitano le prove di semplificazione studiati nelle ultime settimane dal Governo è quello degli obblighi di comunicazione con cui i contribuenti tengono in piedi la macchina dei controlli. Il tentativo di superare l'approccio burocratico in favore di un atteggiamento più attento alla sostanza è evidente soprattutto nella regola della «remissione in bonis», che nelle intenzioni dell'Esecutivo dovrà mettere a disposizione i vari benefici fiscali (per esempio un credito d'imposta) o a un regime opzionale (come quello della tassazione consolidata) anche a chi inciampa nel ritardo in qualche adempimento formale. Se il Fisco non ha già avuto modo di comunicare il problema, e quindi il contribuente è in buona fede, potrà comunque accedere al beneficio rimediando entro i termini della prima dichiarazione utile e versando la sanzione minima. Essenziale, ovviamente, è vantare i «requisiti sostanziali» indispensabili per sfruttare le varie misure. Un "peccato" solamente formale non fermerà più nemmeno gli enti che possono partecipare alla distribuzione del 5 per mille.
Sotto il cappello «monitoraggi e tracciabilità» potranno finire inoltre tre misure attese. Sembra vicino al tramonto lo «spesometro» nella forma conosciuta finora, sostituita da trasmissioni cumulative per ogni cliente e fornitore (con l'eccezione delle operazioni che non richiedono fattura, e che vanno trasmesse quando superano i 3.600 euro Iva compresa). Per una soglia che scompare, un'altra debutta ed è quella di 500 euro, sotto la quale non scatteranno più le comunicazioni obbligatorie delle operazioni con i Paesi black list per non caricare di obblighi l'operatività quotidiana di chi lavora molto con l'estero. Per far scattare l'accertamento induttivo sugli studi di settore, poi, lo scostamento tra i valori dichiarati e quelli considerati congrui dall'amministrazione dovrà superare il 15% (o i 50mila euro).

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