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Semplificazioni solo sulla carta

Tempi stretti, costi aggiuntivi e rischio di sanzioni salate. Per i professionisti l’operazione 730 precompilato lanciata dall’Agenzia delle entrate in via sperimentale a partire da quest’anno rischia di diventare un vero e proprio percorso a ostacoli. Secondo ordini e associazioni sindacali continua il trend già in atto da diversi anni, che trasforma i professionisti in una «longa manus» del fisco, trasferendo su di loro una serie di adempimenti svolti a titolo gratuito ma accompagnati da significative responsabilità.

Il caso più emblematico salito alla ribalta negli ultimi giorni è quello della Certificazione unica (Cu), il modello che i sostituti d’imposta dovranno utilizzare per attestare i redditi erogati nel 2014 a lavoratori dipendenti, assimilati e autonomi. La Cu sostituisce quindi sia il Cud sia le certificazioni di altri redditi (per esempio di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi) che finora potevano essere predisposte in forma libera. La copia destinata al lavoratore va consegnata entro il 28 febbraio come in passato, ma il modello dovrà poi essere trasmesso in via telematica all’Agenzia delle entrate entro il 9 marzo.

Novità, quest’ultima, che ha messo in allarme le categorie alla luce delle tempistiche ritenute troppo stringenti. In primo luogo per quanto riguarda i dati richiesti. Il modello della Cu, pubblicato dall’amministrazione finanziaria il 15 gennaio 2015, comprende 297 campi da compilare comprende molte più informazioni rispetto al 2014, come sottolineato nelle scorse settimane dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Il «bene superiore» della semplificazione può portare come effetto collaterale qualche disagio iniziale, riconoscono i professionisti, ma «anche volendo ritenere che lo scopo del 730 precompilato possa giustificare le modifiche ci si aspettava un termine più ampio rispetto a quello precedente», aggiungono i consulenti del lavoro.

La scadenza fissata dal dlgs n. 175/2014 al 7 marzo (che quest’anno slitta al 9 cadendo il termine di sabato), viene giudicata «incompatibile con la possibilità per le aziende di recuperare tutte le informazioni utili a una corretta compilazione dei dati», prosegue la Fondazione.

Basti pensare al caso di una fattura con ritenuta d’acconto emessa nel mese di dicembre 2014: il documento può essere inserito in contabilità entro 60 giorni (cioè fine febbraio), lasciando appena una settimana al contribuente e al relativo professionista per effettuare le registrazioni e predisporre la certificazione. Stessa situazione per i conguagli fiscali di fine anno.

A rendere più fosco lo scenario c’è la previsione della sanzione di 100 euro per ogni certificazione omessa, tardiva o errata, peraltro senza possibilità di beneficiare del cumulo giuridico previsto dall’articolo 12 del dlgs n. 472/1997. L’unico modo per evitare di incorrere nella penalità è quello di trasmettere la certificazione corretta entro il 14 marzo. In sostanza, «un’impresa con 100 certificazioni (tra dipendenti, lavoratori autonomi e provvigioni, un numero facilissimo da raggiungere), in caso di errori, rischia 10 mila euro di sanzione», ammonisce la Fondazione studi dei consulenti, «senza che vi sia un minimo accenno a un periodo transitorio di moratoria in fase di prima applicazione di una norma».

Il 12 febbraio scorso l’Agenzia delle entrate ha precisato come, fermo restando che tutte le certificazioni uniche che contengono dati da utilizzare nella dichiarazione precompilata devono essere inviate entro il 9 marzo 2015, quelle contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) possono essere inviate anche dopo questa data, senza applicazione di sanzioni. Un orientamento che ha reso «moderatamente soddisfatti» i commercialisti. «Si tratta di una decisione importante», spiega Gerardo Longobardi, presidente del Cndcec, «che va incontro alla nostra proposta di presentare entro il 9 marzo solo i dati che devono effettivamente confluire nella dichiarazione precomplilata». Una richiesta che era stata avanzata al Mef e alle Entrate anche dalle sigle sindacali della categoria. In una nota congiunta del 9 febbraio scorso Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec e Unico hanno chiesto anche «l’invio di un modello 770 semplificato con i soli quadri indispensabili e contenenti i dati ancora mancanti per l’attività dell’Agenzia delle entrate, vale a dire i quadri SX e ST, al fine di evitare duplicazioni».

Resta il fatto che, per chi si trova a dover gestire un elevato numero di certificazioni, il rischio di errore è sempre dietro l’angolo. Con un’ulteriore beffa per i professionisti. Dopo il rilascio dell’applicativo per la certificazione unica da parte dell’Agenzia (avvenuto il 5 febbraio 2015), alcune software house hanno chiesto un aggiornamento a pagamento dei gestionali in uso presso gli studi. Un costo extra che, secondo alcuni professionisti interpellati da ItaliaOggi Sette, sarà in molti casi difficile da riaddebitare in parcella al cliente, restando quindi a carico dell’intermediario.

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