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Semplificazioni possibili d’ufficio

Non abbandonare il cammino delle semplificazioni fiscali. È questo l’appello che categorie e professionisti lanciano all’agenzia delle Entrate, in attesa di capire se il Parlamento, nonostante il “traffico” di provvedimenti al Senato, riuscirà a licenziare la delega per la riforma del sistema tributario. Ma se per numerosi interventi di alleggerimento della burocrazia fiscale è necessario una modifica legislativa, per altri l’Agenzia potrebbe agire anche in via amministrativa.
Nell’elenco dei 108 adempimenti censiti dalle Entrate e sottoposti lo scorso mese di ottobre al vaglio delle categorie, circa il 30% potrebbe essere rivisto senza la “copertura” della delega e, soprattutto, a costo zero. L’amministrazione finanziaria ha già redatto la propria black list di obblighi «ritenuti ridondanti o superati» e in queste settimane sta lavorando per coordinarla con i suggerimenti arrivati da imprese e professionisti.
«Vanno eliminate – spiega al riguardo Elio Schettino, direttore Fisco, Finanza e Welfare di Confindustria – le sovrapposizioni tra gli adempimenti fiscali, che portano le imprese a comunicare più volte all’amministrazione le stesse informazioni, magari solo aggregate in modo diverso. Si potrebbero ad esempio accorpare le dichiarazioni black list con il nuovo elenco clienti e fornitori (spesometro) e contestualmente alleggerire gli adempimenti contenuti nelle comunicazioni intrastat. Così come sarebbe utile unificare in una sola dichiarazione fiscale annuale tutte le comunicazioni relative a regimi fiscali opzionali».
La “pressione burocratica” va ridotta perché mentre la giungla degli adempimenti fiscali è ogni giorno più rigogliosa, per le imprese lievitano costi e perdite di tempo. Cosa fare? «Interventi limitati al singolo adempimento – osserva Andrea Trevisani, direttore delle politiche fiscali di Confartigianato – vanno bene, però sono insufficienti. Occorre un cambio radicale di mentalità. Bisogna evitare di chiedere ai contribuenti dati di cui è già in possesso la pubblica amministrazione e ciò può avvenire solo integrando le diverse banche dati».
«Un intervento consistente dell’Agenzia sulle semplificazioni – aggiunge Claudio Carpentieri, responsabile Ufficio politiche fiscali di Cna – le imprese lo aspettano. Ritengo che l’Agenzia debba e possa fare tutto ciò che è in suo potere per dare un segnale concreto. In questa direzione riteniamo, per esempio, che occorra una semplificazione radicale dell’allegato studi di settore, prevedendo di allegare a Unico il quadro dei soli elementi contabili contenuti nel modello, e assumendo quelle informazioni anche per la determinazione del reddito. Occorrerebbe inoltre prevedere che l’iscrizione al Vies avvenga in modo automatico, con controllo dei requisiti effettuato a posteriori, in modo da eliminare la previsione che vieta di operare sul mercato Ue sino ad avvenuta iscrizione».
Per Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, «è necessario dare segnali concreti che vanno nella direzione della maggiore semplificazione possibile. Gli esempi sono molteplici ma viene difficile comprendere il perché dell’esistenza di più modelli di versamento, dall’F23 agli svariati tipi di F24. Oppure, la farraginosità delle modalità di pagamento dei ruoli esattoriali. In proposito è indispensabile dare maggiore chiarezza e semplicità all’esposizione dei vari elementi che poi peraltro scompaiono negli avvisi di mora. Nell’era della telematica appare poi superato adempiere alla comunicazione dei clienti e fornitori».
Un passo in più lo compie Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili: «Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi adempimenti fiscali per decreto legge anche con il contributo tecnico dell’Agenzia. Non vedo perché, al di là della delega fiscale, non si possa intervenire in via d’urgenza anche per tagliarli e rendere la vita più semplice a tutti i contribuenti».

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