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«Semplificazioni contro la corruzione»

Il pathos del giorno prima era svanito. Mentre il passaggio parlamentare sulla fiducia si stava completando (535 sì, 56 no, 5 astenuti), tutti erano già proiettati su quel che farà il Governo di Mario Draghi. Il premier lo ha avvertito. «Bene, spero condividiate questo sguardo costantemente rivolto al futuro, che confido ispiri lo sforzo comune verso il superamento di questa emergenza sanitaria e della crisi economica», ha detto al termine della sua breve replica. Sono questi i suoi obiettivi, anzi le sue «ambizioni», come lui stesso le definisce. Dal Quirinale trapela la soddisfazione del Capo dello Stato per l’ampia maggioranza che ha votato la fiducia, raccogliendo l’appello alla responsabilità lanciato da Sergio Mattarella. Ma anche probabilmente per l’assonanza tra quanto detto in Parlamento dal premier sul virus «nemico comune» e sulla scelta«europeista» e «atlantista».

Draghi dopo aver ascoltato quanto veniva detto in Aula ha deciso di circoscrivere la sua replica: lotta alla corruzione attraverso semplificazioni e trasparenza, sostegno alle piccole e medie imprese, difesa del Made in Italy, per citare i punti a cui ha dedicato maggiore spazio.

Il premier ha parlato in modo esplicito, lasciando affiorare il suo profilo tecnico, senza alcun ricorso alla retorica. Spiega che per combattere davvero la corruzione bisogna anzitutto semplificare e rendere trasparenti i processi decisionali. Va bene quindi il rilancio dell’Anac e pure i presidi di prevenzione ma se ci limitiamo ai «meccanismi formali» – ha insistito – l’obiettivo non si raggiunge. Anzi i numerosi adempimenti richiesti a funzionari pubblici, a cittadini e imprese finiscono «per alimentare più che prevenire fenomeni di illegalità». Di qui la necessità ineludibile di semplificare. Perché è là, nella complessità degli iter, nella farraginosità delle norme, nella scarsa trasparenza anche sul piano delle responsabilità che si annidano l’inefficienza ma anche i fenomeni illeciti. E proprio la semplificazione sarà l’oggetto di uno dei primi decreti legati al Recovery su cui il Governo sta già lavorando.Il premier ha anche ribadito che la corruzione e in generale le infiltrazioni da parte della criminalità producono «effetti depressivi» sull’economia in quanto minano la competitività e la libera concorrenza. Un concetto che aveva già espresso al Senato facendo riferimento al Sud, sottolineando che la legalità e la sicurezza sono condizioni essenziali anche per incentivare gli investimenti e accrescere la fiducia. «Dobbiamo impegnarci a tutelare il sistema economico contro il rischio di infiltrazioni criminali», ha ripetuto ieri come già aveva detto mercoledì al Senato facendo riferimento alle risorse pubbliche e in particolare ai fondi europei. Non manca un passaggio sulla Giustizia. E questa volta il presidente del Consiglio parla anche della necessità di azioni «innovative per migliorare» non solo la giustizia civile ma anche quella penale. Primo obiettivo: ridurre i tempi dei processi.

Di tempi ha parlato anche facendo riferimento agli interventi di sostegno per le piccole e medie imprese. Le azioni per rispondere all’emergenza, ha detto Draghi, sono state in linea con quanto fatto in altri Paesi europei. Più complesso sarà invece l’intervento per rendere più competitive le imprese italiane che dovrà avvenire aiutandole nel processo di internazionalizzazione e potenziando il credito d’imposta nel Mezzogiorno. Ma soprattutto Draghi ha assicurato «l’impegno totale del Governo» a sostegno del made in Italy. Questo significa anzitutto combattere la concorrenza sleale che arriva in particolare dai Paesi asiatici e non solo.

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