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Semplificazioni in cerca di rilancio

Una strada delle buone intenzioni, costellata però da tante pietre insidiose che fanno inciampare e allontanano il traguardo. In attesa dell’agenda per le semplificazioni – prevista dal decreto legge 90 all’esame del Parlamento per la conversione – che dovrebbe essere approvata entro ottobre e fissare moduli standard nazionali in materia di permessi edilizi e avvio d’impresa, oggi chi punta a mettersi in proprio deve ancora affrontare procedure spesso diverse, a seconda di dove si trova. Qualche esempio? Per aprire un’edicola, o un bar, in certi Comuni è richiesta la Scia (segnalazione certificata di inizio attività), in altri no, spesso a pochi chilometri di distanza.
E se lo sportello unico per le attività produttive, il cosiddetto Suap, è ormai stato adottato dalla totalità dei Comuni italiani, l’obiettivo di avviare l'”impresa in un giorno” per via interamente telematica in molti casi è ancora una chimera. A parlare l’ultimo rapporto Doing Business, che posiziona l’Italia al 90° posto su 190 Paesi per l’avvio di start-up e addirittura al 112° per l’ottenimento dei permessi edilizi, con sei procedure necessarie per far partire l’attività e un costo superiore al 14% del reddito pro capite. Eppure ogni aspirante capitano d’azienda dovrebbe poter non solo consultare sul portale www.impresainungiorno.gov.it gli adempimenti, ma anche scaricare la modulistica, compilarla e inviarla, effettuare i pagamenti di oneri e diritti comodamente seduto davanti al pc. Per la predisposizione della pratica, invece , in base a un’indagine condotta nel 2013 dal ministero dello Sviluppo economico, solo il 27% dei Comuni utilizzava in via esclusiva moduli online. «La pratica più diffusa – evidenzia Roberto Cerminara, responsabile commercio e legislazione d’impresa di Confcommercio – è quella di fare il download del modello, compilarlo, farne la scansione e inviarlo via Pec». In questo caso, il ciclo di vita della pratica non genera modalità automatizzate di gestione del procedimento, a differenza di quanto accade invece adottando la pratica telematica.
Performance superiori si registrano negli sportelli gestiti dalle Camere di commercio, dove la maggior parte dei dossier viaggia su web e da gennaio 2012 a oggi gli adempimenti completati hanno superato quota 200mila. «Il sistema fortemente orientato sui servizi online – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – dà certezze alle imprese su come assolvere gli adempimenti e consente, almeno per la procedura automatizzata, di avere risposte ufficiali e di dare realmente avvio all’attività in un giorno. In Veneto il dialogo tra Regione, Anci e Camere di commercio ha dato vita a una best practice, per cui le imprese del territorio hanno sostanzialmente lo stesso Suap con cui dialogare solo online, sulla base dei medesimi adempimenti».
Situazione opposta, invece, nei 93 Comuni dove lo Suap è un perfetto sconosciuto e gli aspiranti imprenditori non hanno altra strada che fare un tour di tutti gli enti coinvolti nei procedimenti (Comune, Asl, Provincia) per recuperare informazioni e moduli. Tutto rigorosamente su carta. «In più – evidenzia Giuseppe Dell’Aquila, responsabile legislativo di Confesercenti – c’è troppa eterogeneità tra le procedure previste a livello comunale e questo frena il numero di pratiche presentate». Anche la Scia richiesta alla maggior parte delle attività non liberalizzate ha regole spesso poco chiare – segnalano gli addetti ai lavori – e quasi sempre occorre l’aiuto di consulenti o associazioni di categoria. L’aspirante imprenditore deve autocertificare requisiti che le normative spesso descrivono in modo ambiguo; l’ente dovrebbe controllare la Scia entro 60 giorni, ma in realtà lo può fare anche dopo. E anche quando l’esito del controllo è positivo, l’imprenditore non ha il diritto ad avere un attestato sulla correttezza della Scia.
Ma ci sono anche segnali positivi. «Sono partite le prime Agenzie per le imprese promosse dalle associazioni di categoria – commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato – che hanno grandi potenzialità per realizzare un processo totalmente telematico e concentrare i funzionari pubblici sui controlli ex post».
A livello normativo l’ultimo tentativo di semplificare è contenuto nel decreto 90 sulla riforma della Pa, che preannuncia, per tutti i Comuni, moduli unici per Scia e permesso di costruire (in edilizia c’è già l’Accordo del 12 giugno scorso tra Governo, regioni ed enti locali). Novità viste con favore dalle imprese. «Moduli standard – concludono da Confindustria – agevolano l’avvio e l’esercizio dell’attività sul territorio nazionale e velocizzano il dialogo con la Pa».

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