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Semplificazioni, grandi appalti con deroghe ad ampio raggio

Vengono fatte salve solo le disposizioni antimafia e i vincoli «inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Ue». Significa, in sostanza, che fino a luglio del prossimo anno le amministrazioni avranno margini per operare in deroga anche a tutte le norme ordinarie in materia di appalti. Un colpo di spugna gigantesco.

Una robusta semplificazione sia per gli appalti sotto la soglia comunitaria (5,35 milioni) sia per quelli che superano questo limite. Con una corsia preferenziale per opere e servizi che rientrano nel perimetro dell’emergenza Covid: dall’edilizia scolastica a quella carceraria, passando per strade, aeroporti e ferrovie, le Pa avranno a disposizione una potentissima maxi-deroga che gli darà modo di dribblare quasi tutte le regole.

È questo il cuore del decreto semplificazioni che, dopo il passaggio in Consiglio dei ministri, si prepara ad approdare in Gazzetta ufficiale. E che, nei suoi 65 articoli, interviene su molte altre questioni. Come i commissari straordinari per accelerare la realizzazione di opere pubbliche: non seguono più il modello Genova, ma avranno poteri rafforzati rispetto allo Sblocca cantieri (Dl 32/2019).

Ci sono, poi, semplificazioni in materia di edilizia, di Conferenza di servizi e di valutazioni di impatto ambientale. E le riforme dell’abuso d’ufficio e della responsabilità erariale. Viene previsto che la pendenza di un ricorso non costituisce giustificazione adeguata per la mancata stipulazione di un contratto di appalto nei termini. Mentre sulle irregolarità fiscali arriva una nota stonata: viene ripescata la norma che consente di escludere le imprese dalle gare in caso di irregolarità non definitivamente accertate.

Tornando al cuore del decreto, i piccoli appalti (lavori, servizi e forniture), sotto la soglia di 5,35 milioni di euro, sono in testa all’elenco delle semplificazioni. Per loro le agevolazioni saranno attive fino al 31 luglio del 2021. Sotto i 150mila euro potranno andare in affidamento diretto, senza particolari formalità. Fino a 350mila euro ci sarà una procedura negoziata senza bando con cinque imprese invitate; fino a un milione serviranno dieci inviti; oltre un milione e fino a 5,35 milioni ne occorreranno quindici. Entro queste soglie si potrà usare il massimo ribasso, con l’esclusione automatica delle offerte anomale.

Gli affidamenti diretti dovranno essere aggiudicati entro due mesi, mentre le procedure negoziate entro quattro. Il mancato rispetto di questi termini potrà portare alla responsabilità erariale del Rup o all’esclusione dell’impresa. La Pa non potrà più chiedere all’impresa la garanzia fideiussoria pari al 2%: dovrà motivare una eventuale scelta diversa e la garanzia sarà comunque dimezzata (1% massimo). Anche sopra la soglia di 5,35 milioni arrivano diverse semplificazioni. L’aggiudicazione, fino al 31 luglio 2021, dovrà avvenire attraverso le procedure ordinarie, ma entro sei mesi dall’avvio del procedimento e con termini accelerati.

C’è, però, una corsia preferenziale per gli appalti legati all’emergenza Covid e al contenimento delle sue conseguenze, quando non siano sufficienti i soli termini accelerati: «per ragioni di estrema urgenza», si potrà scegliere la procedura negoziata senza pubblicazione di un bando anche in questo caso.

In alcune situazioni, poi, si potrà andare ancora oltre. Come ha stabilito un intervento che, nell’ultima versione del provvedimento, potenzia ulteriormente le deroghe già previste dalle bozze precedenti. In settori come l’edilizia scolastica, universitaria, sanitaria e carceraria, le infrastrutture per la sicurezza pubblica, i trasporti e le infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, quando ci sia un collegamento con l’emergenza Covid, le pubbliche amministrazioni potranno operare «in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale».

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