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Semplificazioni, dietrofront sul subappalto senza limiti

Marcia indietro sul subappalto senza limiti e sul prezzo più basso negli appalti integrati. Sono queste le novità in vista, stando alle indiscrezioni filtrate ieri, sulla bozza di decreto sulle semplificazioni relative alle opere del Pnrr, che dovranno essere realizzate entro il 2026, alla luce del braccio di ferro interno alla maggioranza, delle contrapposizioni fra i diversi attori delle costruzioni, ma anche dei sindacati, molto netti sul fronte del no alla liberalizzazione del subappalto.

Tutta da vedere invece la partita che riguarda gli affidamenti diretti fino a 139 mila euro senza consultazione di preventivi e le altre norme che dovrebbero toccare il codice dei contratti «a regime» e non soltanto per le opere del Pnrr. Anche in questo caso si parla, da ieri, di uno stralcio e quindi di un rinvio all’annunciato disegno di legge delega di fine anno, previsto anche nel Pnrr come riforma da attuare sempre in relazione al Pnrr. Sul subappalto quindi le indiscrezioni filtrate ieri riferirebbero di un dietrofront del governo che valuterebbe l’opzione di una proroga della soglia al 40% (in scadenza a giugno 2021). Salterebbe quindi la norma della versione circolata a partire da venerdì che interveniva (dopo le sentenze della Corte di giustizia che hanno messo in crisi l’impostazione del codice appalti con il limite al 40%) eliminando il tetto del 40% e prevedendo che fossero le stazioni appaltanti, con adeguata motivazione, ad «indicare nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto da eseguire, in tutto o in parte, a cura dell’aggiudicatario in ragione delle specifiche caratteristiche dell’appalto». Se nella bozza saltava anche il tetto previsto per il subappalto delle opere specialistiche di notevole contenuto tecnologico, a questo punto, per logica e coerenza interna, dovrebbe rimanere anche quel limite. La norma di venerdì prevedeva anche che le stazioni appaltanti, nel decidere cosa dovesse comunque essere realizzato dall’aggiudicatario, avrebbero dovuto tenere conto anche della necessità di assicurare un adeguato controllo delle attività di cantiere ed una più intensa tutela della salute e sicurezza dei lavoratori o dello svolgimento di una delle attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa. La norma precisava anche che il contratto non potesse essere ceduto e che non potesse essere affidata a terzi l’integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto, nonché l’integrale esecuzione delle lavorazioni relative alle categorie prevalenti. Altro tema delicato è rappresentato dalla disciplina dell’appalto integrato (contratto di progettazione esecutiva e costruzione) che, per le opere del Pnrr, tornerebbe ad essere affidabile anche sulla base del primo livello progettuale (fattibilità tecnico-economica), con due alternative: richiesta in sede di offerta del progetto definitivo e affidamento all’impresa dell’esecutivo e della realizzazione dell’opera, oppure semplice offerta al prezzo più basso per redigere i due livelli progettuali ed eseguire i lavori. In questo caso l’importo della progettazione non sarebbe soggetto al ribasso, ma rimarrebbe quello stimato dalla stazione appaltante. Proprio sul ricorso al prezzo più basso, oggetto di forti perplessità interne alla maggioranza ma anche fra gli operatori, il governo ieri avrebbe deciso di fare marcia indietro, prevedendo il più corretto ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa che consente anche la valutazione dei profili qualitativi dell’offerta.

Nella bozza di decreto, sul lato delle procedure, si prevede una disposizione generale che di fatto equipara a circostanza di estrema urgenza la difficoltà a rispettare i termini, anche abbreviati: in questi casi si potrà sempre procedere con procedura negoziata laddove vi sia il pericolo di compromettere la realizzazione delle opere del Pnrr nei tempi prescritti. In sostanza sempre, viste le scadenze stringenti del Pnrr e i normali tempi di realizzazione delle opere in Italia. Una parte rilevante del decreto è poi dedicata allo snellimento procedurale: i cantieri potranno partire più rapidamente, con meccanismi di autorizzazione più snelli e tempi ridotti per il silenzio-assenso. Quindi si prevedono poteri sostitutivi in caso di mancata stipula del contratto, o consegna dei lavori, o costituzione del collegio consultivo tecnico, ma anche l’immediata efficacia del contratto stipulato (senza condizione sospensiva dell’art. 32, comma 12 per l’approvazione o i controlli). Ammessi anche premi di accelerazione se l’ultimazione dei lavori avviene in anticipo rispetto ai termini stabiliti.

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