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Semplificazioni alla stretta finale

Atteso fra oggi e domani il parere delle commissioni Finanze di Camera e Senato sullo schema di decreto legislativo che attua la parte di delega fiscale in tema di semplificazioni. Ma quel che sembrava un percorso tutto in discesa sta incontrando qualche ostacolo, soprattutto al Senato, dove la discussione di ieri non ha prodotto l’atteso via libera ma la necessità, come spiega il presidente Mauro Maria Marino, di un «ulteriore approfondimento». Una situazione opposta a quella che si registra alla Camera dei deputati dove, invece, oggi alle 13,30 arriverà un veloce via libera.
Al Senato il cammino appare più complesso. La questione che si è posta in Commissione è relativa alle modifiche introdotte dal Governo. Infatti, secondo la tesi espressa ieri in commissione Finanze al Senato, il Governo avrebbe dovuto cambiare il testo del decreto solo in funzione di quanto richiesto dal Parlamento. Cosa che non è avvenuta in quanto le modifiche apportate (ad esempio in tema di delimitazione dell’ambito dei soggetti che possono esercitare l’assistenza fiscale) non sono state il frutto di alcun specifica richiesta. «Lavoreremo al testo del parere nella giornata di oggi e, male che vada, abbiamo una convocazione per domani alle 8.30 e consegneremo il parere nei tempi previsti», spiega Marino. Che non nasconde il fatto che i punti critici si annidano negli articoli 7, 28 e 35 dello schema di decreto legislativo. In particolare, per quel che riguarda l’articolo 7, il Senato chiederebbe la espressa non onerosità per i contribuenti che presentano il 730 precompilato all’agenzia delle Entrate o al sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale. Poi si discute sugli obblighi che seguono allo scioglimento delle società in capo agli amministratori per cinque anni dopo la chiusura. Il Governo chiede una responsabilità forte degli amministratori, mentre la commissione propone che i liquidatori di entità soggette «all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori» di rispondere «in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilità è commisurata all’importo dei crediti d’imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti». Infine, la questione del perimetro dell’assistenza fiscale. Il testo del Governo ha ristretto di molto la platea dei soggetti abilitati (ad esempio cancellando i geometri fiscalisti e tributaristi) ma la tesi del Senato è che una tale restrizione sia eccessiva. L’ipotesi sarebbe quella di una riapertura del sistema ma, come si legge nella proposta di modifica della Commissione, con «sistemi di controllo interno volti a garantire la correttezza dell’attività, anche in ordine all’affidamento a terzi dell’attività di assistenza fiscale e a garantire adeguati livelli di servizio nonché il piano di formazione del personale differenziato in base alle funzioni svolte dalle diverse figure professionali che operano nei centri». Peraltro resta al centro del dibattito anche la reale portata “semplificatoria” del 730 precompilato. E anche ieri l’altro dal mondo delle professioni si sono levate voci di protesta relativamente al doppio adempimento di chi deve gestire il Cud nel caso di 730 precompilato mandando i dati all’Agenzia ma anche al dipendente se compila da sé il modello 730.

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