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Semplificazioni a senso unico

Una semplificazione che complica. Senza dubbio è questo l’emblematico effetto del modello di certificazione unica (Cu) 2015 pubblicato dall’Agenzia delle entrate il 15 gennaio scorso. Una «complicazione» giustificata, secondo le fonti ufficiali, dalla «semplificazione» che dovrebbe derivare dal 730 precompilato, ma che invece assume connotati assolutamente contraddittori. Addirittura un ossimoro, se si pensa alle 115 pagine di istruzioni e ai 297 campi da compilare. Con l’aggravante che viene introdotto un pesante regime sanzionatorio mentre tutto sembra ancora in divenire e non certo per responsabilità dei contribuenti e, men che meno, dei professionisti. In una fase in cui la crisi continua a battere pesantemente sulla nostra economia, invece di adottare provvedimenti idonei ad alleggerire il carico fiscale (sono inascoltati gli appelli dei consulenti del lavoro a sospendere gli studi di settore per tre anni), ne vengono previsti altri che sanzionano il ritardo di modelli statistici. Anche perché ad oggi non si hanno notizie degli aggiornamenti che le software house devono rilasciare per poter operare. Insomma, l’ennesimo esempio di come non si dovrebbe operare per rendere più semplici e accessibili i rapporti tra contribuenti e fisco.

PROFESSIONISTI E SEMPLIFICAZIONE

Prima di tutto, va puntualizzato che la semplificazione è un obiettivo primario, da sempre condiviso e sollecitato – inutilmente – dai consulenti del lavoro.

Nonostante l’Agenzia delle entrate sia stata precursore nel nostro Paese delle procedure telematiche degli adempimenti, tale passaggio negli anni, ha rappresentato progressivamente e inesorabilmente il trasferimento agli intermediari – e in particolare ai professionisti – di un moltiplicarsi di adempimenti, responsabilità e costi.

Il tutto a costo zero per l’Amministrazione Finanziaria considerato che «l’obolo» riconosciuto agli intermediari (poco più di un euro a dichiarazione), sia stato qualche anno fa addirittura soppresso.

In generale, ma il caso della Cu ne è la tangibile evidenza, la semplificazione non va calata dall’alto, ma deve nascere dai bisogni di chi quegli adempimenti quotidianamente gestisce e spesso subisce.

CERTIFICAZIONE UNICA E SEMPLIFICAZIONE

Venendo alla certificazione unica, dopo tanti anni di onorato servizio del Cud, si soppianta tale modello in nome della semplificazione con una certificazione molto più complessa. Rispetto ai dati che lo stesso richiedeva, infatti, la nuova veste dell’adempimento prevede numerosi dati in più e una platea più ampia di soggetti da dichiarare (es. lavoratori autonomi). Alla luce di tali considerazioni, anche volendo ritenere che lo scopo del 730 precompilato possa giustificare le modifiche (ma vedremo che non è così), ci si aspettava un termine più ampio rispetto a quello precedente.

Infatti, i dati da presentare entro la scadenza sono numerosi e sostanzialmente i termini sono incompatibili con la possibilità per le aziende di recuperare tutte le informazioni utili a una corretta compilazione dei dati. Facciamo un esempio, un fattura con ritenuta d’acconto emessa a dicembre 2014 è possibile registrarla e dunque produrla ad un consulente del lavoro, entro 60 giorni: quindi entro la fine di febbraio. A questo punto, il professionista ha solo pochi giorni per effettuare le registrazioni e predisporre la certificazione. Allo stesso modo, i conguagli fiscali di fine anno è possibile predisporli entro il 28 febbraio.

E quindi i consulenti del lavoro avranno solo 7 giorni per produrre un documento (appunto la certificazione unica) che necessità di essere coordinato e riscontrato nei dati numerici.

In questo modo si incide in modo significativo nel modello organizzativo delle aziende e degli studi professionali. Senza considerare che ogni giorno che passa senza avere le release – al momento ancora non disponibili – necessarie per aggiornare i gestionali si aggrava il carico di lavoro.

E per chiudere il cerchio, da perfetto manuale della burocrazia, viene prevista una sanzione da 100 euro per ogni percipiente in caso di violazioni.

Tradotto in numeri, un’impresa con 100 certificazioni (tra dipendenti, lavoratori autonomi e provvigioni, un numero facilissimo da raggiungere), in caso di errori, rischia 10 mila euro di sanzione! Il tutto senza che vi sia un minimo accenno ad un periodo transitorio di moratoria in fase di prima applicazione di una norma

CONTRIBUENTI IN DIFFICOLTÀ

Appare chiaro che chi farà la precompilazione, cioè il contribuente che predispone e trasmette la Cu, dovrebbe essere dotato di strumenti e capacità sufficienti a recuperare i dati messi a disposizione dall’Agenzia in apposita area riservata.

Soprattutto, dovrebbe avere le competenze tecniche che gli consentano di avere contezza tributaria di quali siano gli adempimenti da assolvere, le eventuali spese deducibili, i redditi da dichiarare. Anche perchè è già stato preannunciato che la stragrande maggioranza dei 730 precompilati dovrà essere riaperto e ricompilato per l’assenza dei dati relativi alle spese mediche sostenute dai lavoratori.

Insomma, ci vorrebbe un fisco semplice ma anche conoscenze giuridiche tributarie minimali per poter avere contezza di chi e cosa rilevi ai fini fiscali.

È evidente peraltro che la complicazione della nuova Cu serve a valorizzare dati assolutamente secondari del 730.

Trascrivere i dati nella dichiarazione fiscale rappresenta, infatti, l’aspetto più semplice del 730 e se un contribuente non è in grado di svolgerli, certamente analoghe difficoltà le avrà per gli altri elementi da dichiarare o detrarre.

I consulenti del lavoro hanno da tempo segnalato le criticità dell’intera operazione. E dopo l’entrata in vigore del dlgs n.175/2014 sulla semplificazione, ma soprattutto dopo la pubblicazione del modello di certificazione (Cu) della scorsa settimana gli effetti iniziano a palesarsi.

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