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Semplificazione fiscale può sempre attendere

È sotto gli occhi di tutti che la riforma tributaria degli anni ’70, che ha consentito al paese di passare a una fiscalità di massa, abbia fatto il suo tempo. L’affastellarsi sempre più frenetico di microriforme, disposizioni urgenti, correzioni e norme antievasione, ha portato il sistema al limite del collasso. Non è un caso che negli ultimi anni sia diventata sempre più pressante l’esigenza di una semplificazione del sistema tributario. Tentativi legislativi se ne sono fatti già parecchi, quasi sempre con esiti controproducenti.

La recente vicenda dello spesometro, presentato come una semplificazione e trasformatosi in un tormento per i professionisti, è emblematica. Convegni, ricerche, documenti sempre più spesso vanno ad alimentare questo dibattito. Un lavoro importante è stato fatto di recente dalla commissione parlamentare per la semplificazione che, dopo una lunga e dettagliata ricerca, una serie di audizioni di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti in questi temi, ha trasmesso il 4 ottobre la sua relazione conclusiva.

Ma non sembra che da tanto lavoro siano uscite proposte innovative o in grado di dare una scossa al sistema. Si propone infatti di ridurre il numero dei tributi esistenti a livello statale e locale, evitando le duplicazioni come le classiche Imu-Tasi; accorpare le scadenze fiscali; ridurre il numero di esenzioni, agevolazioni, regimi di favore; generalizzare i regimi di conflitto di interessi tra contribuenti per favorire la lotta all’evasione; portare avanti il processo di digitalizzazione; infine rispettare lo statuto del contribuente. Aria fritta.

Generalizzare il conflitto di interessi porterebbe a una riduzione di gettito insostenibile e aumenterebbe il tasso di complicazione (il contribuente dovrebbe archiviare ogni scontrino e poi imputarlo in dichiarazione, roba da matti); ridurre il numero delle agevolazioni è più facile a dirsi che a farsi, se non si vuole far fallire un terzo delle imprese italiane; il processo di digitalizzazione finora ha solo moltiplicato gli adempimenti e le complicazioni (ma in futuro, chissà ); e il rispetto dello statuto del contribuente sembra la promessa dei bambini che da domani saranno più buoni. Insomma, la semplificazione può attendere.

Marino Longoni

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