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Segreto bancario, assedio all’Austria

Il segreto bancario è sotto attacco in Austria e il governo del cancelliere Werner Fayman, sempre più isolato in Europa, ha deciso di negoziare un alleggerimento del segreto e lo scambio di informazioni dopo che il Lussemburgo ha accettato dal 2015 lo scambio di informazioni con gli altri Paesi Ue. Il ministro del Bilancio francese Bernard Cazeneuve, ha minacciato di mettere Vienna nella lista nera se non accetterà lo scambio automatico di informazioni contro l’evasione fiscale.
La svolta riguarderebbe solo i titolari stranieri di conti e non gli austriaci, secondo il cancelliere austriaco.
«Il nostro governo è pronto a partecipare ai colloqui, perché siamo convinti che nella lotta contro i paradisi fiscali e l’evasione fiscale sia necessario agire più velocemente e meglio», ha affermato Faymann. Frasi prudenti che aprono però un varco sebbene si aggiungono alle bellicose frasi di Maria Fekter, il ministro delle Finanze austriaco, che in un’intervista a Die Presse ha ricordato che «il Delaware e il Nevada sono anch’essi paradisi fiscali e di riciclaggio di denaro che devono essere più trasparenti».
La discussione é in corso a Vienna; la SPÖ (il partito socialdemocratico) é favorevole allo scambio automatico di informazioni, la ÖVP, i conservatori, meno, i partiti minori della destra (FPÖ, BZÖ e Stronach) sono contrari. A Vienna ci si pone anche un problema di uguaguaglianza tra depositanti: («è giusto “aprire” il segreto bancario per i non residenti e mantenerlo per i residenti?»).
Del resto si parla di somme importanti; un servizio dell’Orf, la tv austriaca, stimava in 50-70 miliardi di euro i depositi di cittadini esteri, di cui circa 25 dalla Germania. Altre fonti parlano di 57 miliardi di euro di depositi nelle banche austriache di non residenti, ma stimano che almeno la metà sia relativa a società.
Friedrich Schneider, docente dell’Università di Linz, stima che un 15% di questi depositi siano in nero, circa 10 miliardi. «Finora l’Italia ha due accordi relativi allo scambio di informazioni con l’Austria: il primo è contenuto nella convenzione contro le doppie imposizioni del 1984 dove – dice Marco Magenta dello studio legale tributario di Ernst & Young – Vienna si impegna a fornire dati ma senza superare il proprio segreto bancario. Il secondo è del 1985 e prevede scambio spontaneo di informazioni limitatamente ad alcune tipologie di reddito, ma non dei dati bancari. Se arrivasse l’abolizione del segreto bancario cambierebbe tutto».
La svolta è partita con la pubblicazione del rapporto Ocse “Base Erosion and Profit Shifting” (Beps), che ha messo sotto accusa l’erosione di reddito imponibile operata da alcune multinazionali, sotto la spinta di Gran Bretagna, Germania, Australia, Francia, e Stati Uniti.

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