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Segreti d’impresa blindati

Dopo tre anni di dibattito e a meno di colpi di scena, oggi il Parlamento europeo approverà la direttiva sul segreto commerciale. Nelle intenzioni della Commissione Ue, che ha presentato la proposta nel 2013, la direttiva serve a colmare un vuoto nella legislazione comunitaria e a fissare requisiti minimi per l’imposizione di sanzioni per l’acquisizione illegale, l’uso o la divulgazione di segreti commerciali. Definizione ombrello che abbraccia la formula di un profumo, la ricetta per una bevanda sportiva, ma anche listini prezzi, elenchi clienti, o il progetto di un prototipo. Il furto di segreti commerciali colpirebbe tra il 20 e il 25% delle imprese Ue ogni anno, e l’armonizzazione dovrebbe consentire la creazione di un quadro competitivo sicuro e affidabile per le aziende europee, che vedranno garantiti i loro beni immateriali e il loro know-how in modo uniforme anche nelle transazioni intracomunitarie. Al contrario di quel che accade oggi che si confrontano con discipline diverse della materia. La mancanza di un approccio comune, secondo l’Esecutivo Ue, contribuisce a indebolire gli scambi tra gli Stati membri, scoraggia la condivisione delle informazioni e le attività di ricerca e sviluppo.

Ma secondo 40 organizzazioni della società civile, tra cui il Corporate Europe Observatory, l’Ue sta andando troppo oltre. La direttiva contiene una definizione troppo ampia di segreto commerciale. Da dispositivo contro lo spionaggio industriale potrebbe trasformarsi in una minaccia per altri diritti, come quello di espressione. E per categorie come giornalisti, scienziati, cittadini e quei dipendenti che rivelano particolari di interesse pubblico, su attività illecite o fraudolente all’interno di un governo o di un’azienda. Ovvero, le fonti, le «gole profonde» o, in inglese, i whistleblowers. Con la direttiva a regime, temono le organizzazioni non governative, un’inchiesta come Lux Leaks, che ha svelato come la normativa fiscale in Lussemburgo agevolasse l’elusione da parte di grandi aziende internazionali, non avrebbe visto la luce.

Dopo anni di negoziato il testo finale, che sarà votato oggi dalla plenaria di Strasburgo, garantisce limitazioni sostanziali alla protezione del segreto commerciale a fronte del diritto di espressione e di informazione. Questo assicura la relatrice, l’eurodeputata francese Constance le Grip, del Ppe. Nonostante le misure di salvaguardia siano citate in più parti del testo, restano alcune ambiguità. La direttiva, per esempio, stabilisce che la violazione del segreto commerciale è questione da risolvere nell’ambito della giustizia civile, ma non esclude che uno Stato membro dell’Ue possa integrare le disposizioni con misure di carattere penale. Anche in questo caso, l’autorità nazionale «dovrebbe tenere conto delle salvaguardie previste nella direttiva», si legge nel testo.

Angelo Di Mambro

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