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Segregazione su doppio binario

Per i fondi patrimoniali costituiti su beni immobili non basta l’annotazione dello stesso al Registro di stato civile. Per l’opponibilità del fondo ai terzi è necessaria anche la trascrizione del vincolo nei registri immobiliari.

È quanto emerge dalle nuove dieci massime in tema di fondo patrimoniale redatte dalla commissione «orientamenti civilistici», istituita dal Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle tre Venezie, presentate al pubblico (e pubblicate sul relativo sito) lo scorso 17 maggio (si veda ItaliaOggi del 16).

Il problema della segregazione del patrimonio.

Secondo la giurisprudenza di legittimità a oggi assolutamente prevalente (Cass. 12/12/2013 n. 27854 – Ss.uu. 13/10/2009 n. 21658; Cass. 15/3/2006 n. 5684) ai fini dell’opponibilità del fondo patrimoniale nei confronti dei terzi, e quindi ai fini dell’effetto segregativo dello stesso, sarebbe sufficiente l’annotazione nel Registro di Stato civile a margine dell’atto di matrimonio.

Di contro, la trascrizione nei registri immobiliari del vincolo avrebbe solo funzione di pubblicità notizia. Il Notariato del Triveneto non condivide tale posizione e nelle massime (nn. 1 e 3) si esprime, sulla base di una dottrina ritenuta maggioritaria a favore della tesi (più rigorosa ) del c.d. «doppio binario»: l’annotazione al Registro dello stato civile di cui all’art. 162 c.c. e la pubblicità nel Pubblico Registro relativo ai singoli beni segregati. L’annotazione al Registro dello stato civile secondo la Commissione «_riguarda il regime patrimoniale della famiglia e consente di opporre ai terzi l’esistenza della convenzione, mentre la trascrizione è requisito di opponibilità del vincolo di destinazione relativamente ai singoli beni segregati». Tale regime risulterebbe confermato, si legge nella massima n. 3, dalla previsione dell’art. 2447-quinquies, comma 2 c.c. per l’analogo fenomeno dei patrimoni separati: la disposizione in parola prevede, infatti, la iscrizione della deliberazione che dispone il patrimonio destinato, al Registro Imprese ma, qualora ne facciano parte beni immobili o mobili registrati, ne subordina l’opponibilità ai terzi, alla trascrizione nel relativo registro. La trascrizione nei registri immobiliari «avrebbe quindi necessariamente natura (almeno) dichiarativa, ferma restando l’inderogabile necessità dell’annotazione della originaria convenzione matrimoniale quale elemento prodromico essenziale».

Per sostenere detta tesi, il notariato prende a riferimento anche l’ipotesi della costituzione del «_ fondo patrimoniale da parte del terzo con riserva della proprietà, caso in cui la pubblicità nei registri immobiliari ha necessariamente natura dichiarativa, non potendo degradare a mera pubblicità notizia. In caso contrario sarebbe impossibile venire a conoscenza del vincolo, posto che l’annotazione avviene soltanto nell’atto di matrimonio dei coniugi beneficiari e non in quello del terzo; questi, infatti, potrebbe anche non essere coniugato».

Alla luce di quanto sopra si ritiene che in caso di incremento del fondo attraverso la segregazione di un nuovo bene, senza modificare la disciplina prevista dall’atto costitutivo, sarebbe sufficiente l’annotazione nei pubblici registri. Tuttavia, stante l’orientamento giurisprudenziale, che ai fini segregativi vuole l’annotazione al Registro di stato civile appare prudenzialmente preferibile anche in questo caso seguire il doppio binario. Ne deriva che per inserire un nuovo bene nel fondo patrimoniale il notaio dovrà redigere un atto pubblico con testimoni, procedere all’annotazione al Registro di stato civile (ex art. 162 c.c.) e alla trascrizione ai pubblici registri (ex art. 2647 c.c.).

Scioglimento volontario del fondo. In dottrina e giurisprudenza è dibattuto se sia possibile o meno, per i coniugi, sciogliere volontariamente il fondo patrimoniale, con ciò «restituendo» i beni che vi erano assoggettati alla disciplina generale, soprattutto nei confronti dei creditori (facendoli cioè rientrare nuovamente nella previsione di cui all’art. 2740 c.c.). Pur essendo ancora questione dibattuta (a favore Trib. minori L’Aquila 12/3/2008; Trib. Padova 5/5/2006; Trib. minori L’aquila 3/5/2001; Trib. minori Venezia 7/2/2001; Trib. Milano 173/2000; contro App. Bologna sez. min. 27/12/2010; Trib. minori Perugia 25/1/2003; Trib. Savona 24/4/2003; Trib. Alba 2/9/2001), i notai ritengono preferibile la tesi dell’ammissibilità.

A favore dello scioglimento volontario depone, secondo il notariato, da un lato la riconducibilità del fondo alle convenzioni matrimoniali, modificabili in ogni tempo ai sensi dell’art. 163 c.c. nonché il principio, sancito dall’art. 1379 c.c, che tende a escludere i vincoli perpetui di indisponibilità e, dall’altro, l’art. 171 c.c., considerata norma eccezionale, che ha a oggetto le cause di cessazione (morte annullamento del matrimonio, divorzio) accomunate dal venire meno del presupposto essenziale del Fondo patrimoniale e cioè il vincolo matrimoniale.

Estromissione del bene del fondo. È legittima l’estromissione del singolo bene dal fondo patrimoniale, anche indipendentemente da un atto di alienazione. Ciò comporta il venire meno del vincolo di segregazione, facendo rientrare il bene nel patrimonio «generale» del proprietario ai sensi dell’art. 2740 c.c.. Essendo questo un atto di dissoluzione del vincolo di segregazione che non modifica la convenzione matrimoniale non dovrebbe essere soggetto alle norme di cui all’art. 163 c.c. Tuttavia, in assenza di precedenti giurisprudenziali sul punto, è opportuno e prudente trattare l’atto in oggetto come modifica di precedente convenzione matrimoniale e ciò, sia dal punto di vista della forma (atto pubblico), che sotto il profilo pubblicitario (annotazione a margine dell’atto di matrimonio).

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