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«Segnali di ripresa, ora scossa dal credito»

«Per la prima volta da molti mesi, dopo l’insediamento del Governo, si intravede qualche segnale di miglioramento dell’economia: si comincia a vedere domanda di credito,sia pur ancora contenuta, per investimenti, qualcosa comincia a muoversi nel settore immobiliare e dei mutui residenziali, cresce il numero delle aziende che ci chiede sostegno per fare acquisizioni, rallenta il ritmo di crescita dei crediti deteriorati e delle sofferenze. Sono primi segnali di fiducia che arrivano dall’economia reale e che vanno incentivati. E’ arrivato il momento in cui le banche possono dare un contributo sano e importante. E UniCredit è pronto ad accelerare sull’erogazione del credito alle imprese e alle famiglie». Federico Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit, lancia segnali di moderato ottimismo. E vede come possibile il traguardo di un Pil in pareggio o positivo per l’Italia già per quanto riguarda i dati del quarto trimestre 2013. «Ma serve stabilità di Governo, che deve poter lavorare senza che ogni giorno si discuta della sua tenuta. Ne va del futuro del Paese».
Dalle statistiche, basate sui dati del primo trimestre, ancora non si colgono miglioramenti dell’economia. Quali segnali positivi intravede dall’osservatorio privilegiato di grande erogatore del credito a livello nazionale?
La svolta, che forse è ancora presto per poter definire una tendenza definitiva, è avvenuta dopo l’insediamento del Governo Letta, che ha posto fine a mesi di instabilità. Da allora, abbiamo notato il susseguirsi di una serie di piccoli segnali di fiducia. Le faccio un esempio. A inizio anno avevamo stanziato un plafond di quattro miliardi di credito addizionale per 12.000 imprese selezionate sulla base del rating. Imprese sane e dalle buone prospettive. Fino ad aprile, le richieste sono state pari a zero. Poi in un mese e mezzo, l’erogato è salito a 1,7 miliardi. Nello stesso periodo anche la clientela retail ha manifestato segnali di fiducia, e ad esempio si sta gradatamente riprendendo la richiesta di mutui residenziali. Tanto che a fine mese lanceremo nuovi prodotti più flessibili, per incentivare e accompagnare la ripresa della domanda.
Il mondo delle piccole e medie imprese è però ancora in crisi e alle prese con il credit crunch. Anche per colpa delle banche che lesinano il credito. O no?
Da parte delle aziende c’è un po’ più domanda di credito. E ci sono imprese, anche piccole-medie, che stanno uscendo dalla crisi più forti di prima. O che negli ultimi mesi ci stanno chiedendo di assisterle nel fare acquisizioni. Per quanto riguarda UniCredit, inoltre, abbamo accompagnato 10.000 imprese all’export. E parlo di Pmi che prima non esportavano niente.
Insomma, forse per la prima volta si intravede l’uscita dalla lunga crisi che va avanti dal 2008?
Sì, ci sono segnali di inversione di tendenza, anche per quanto riguarda i crediti deteriorati e le sofferenze che continuano a crescere ma a un ritmo più contenuto dei mesi passati. Più in generale, si coglie un po’ più di fiducia rispetto a qualche mese fa, fiducia che dobbiamo sostenere. E’ arrivato il momento di aumentare il credito perchè cresce la domanda di credito sano. E siamo in grado di farlo perchè, a differenza della situazione degli anni passati, non abbiamo più i freni interni dovuti alle esigenze di capitale e di liquidità. Con i depositi che crescono al ritmo del 7%, e questo è un ulteriore segnale di fiducia, oggi abbiamo liquidità più che sufficiente. Che vogliamo e dobbiamo impiegare nel credito per fare ricavi.
I rischi però sembrano arrivare dall’esterno. I mercati sono tornati turbolenti dopo la decisione della Fed di ridurre a fine anno le iniezioni di liquidità sul mercato. Con l’effetto immediato di far rialzare i tassi. Non c’è il rischio di una nuova estate con l’incubo dello spread?
Se guardiamo all’economia reale, l’annuncio della Fed è positivo. Significa che è finita l’emergenza e che si torna alla normalità. Naturalmente, nel breve termine, sui mercati sono possibili turbolenze e volatilità dovute alla riallocazione dei portafogli sulle diverse scadenze dei tassi, con quelli a lungo termine in risalita, e un ribilanciamento tra bond e azioni.
Crede che la Bce varerà qualche provvedimento straordinario per favorire il credito alle imprese? Si torna a parlare di tassi negativi per i depositi bancari presso la Bce per favorire la ripresa dei prestiti interbancari, tuttora ristretti all’ambito nazionale. Che ne pensa?
I tassi negativi, da soli, non sono sufficienti a stimolare interbancario e credito. Serve più Europa, serve l’Unione Bancaria. E credo che ci stiamo avvicinando perchè, anche in Germania, le resistenze si sono molto attenuate. Dopo la crisi dell’euro, si è creata una crisi di fiducia che ha portato ad una frammentazione del mercato europeo – con operazioni cosiddette di ring fencing- che hanno reso più difficile la circolazione di liquidità e capitale da paese a paese, con le conseguenze negative che sappiamo sull’interbancario, sull’offerta e sul prezzo del credito. In termini strutturali, da questa situazione si esce solo con il venir meno degli steccati nazionali, la nascita dell’Unione Bancaria, la vigilanza unica della Bce.
Venerdì scorso Mediobanca, di cui voi siete il primo azionista, ha presentato il suo nuovo piano industriale. Meno holding, più banca. E soprattutto addio ai patti sindacato. Che giudizio dà della svolta di Piazzetta Cuccia?
La valutazione è positiva, ma per noi non è una sorpresa perchè abbiamo collaborato da mesi alla messa a punto del piano. E sosterremo il management nel nuovo corso, che punta soprattutto sullo sviluppo del business bancario.
Nel futuro della Mediobanca, sempre più banca, ci sarà la fusione con il suo azionista UniCredit?
Non abbiamo mai discusso di un’aggregazione. Il tema non è nell’agenda di nessuno. Il futuro di Mediobanca dipende solo dalla capacità di realizzare il piano.
L’addio ai patti di sindacato sarà davvero una svolta epocale per il sistema finanziario italiano?
In generale, una maggiore apertura al mercato va sempre vista con favore. Quello che conta per le aziende che intendono competere sul mercato globale è avere azionisti industriali di riferimento che siano pronti a investire. In questo contesto, un patto di sindacato a sostegno di un’azionista industriale ci può anche stare.
La funzione di holding di partecipazioni svolta per decenni da Mediobanca sta passando alla Cassa Depositi e Prestiti? Rinasce, sotto nuove vesti, l’Iri?
Dobbiamo fare i conti con la realtà e prendere atto che in questa fase il Paese non esprime grandi investitori privati di un certo peso. La Cdp svolge un ruolo di supplenza. E’ un ruolo positivo se fatto a condizioni di mercato e soprattutto senza togliere spazi ai privati, anzi favorendo le condizioni per un loro maggior impegno e coinvolgimento in futuro.

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