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Segnalazioni? Sempre

Segnalazioni di operazioni sospette sempre e comunque in caso di reato fiscale, anche ai fini dell’autoriciclaggio. I professionisti devono trasmettere alla Uif non solo i comportamenti artificiosi e fraudolenti, «ma anche quelli non connotati da un intento frodatorio, dei quali costituisce esempio tipico l’omesso versamento di Iva e ritenute». Starà poi al legislatore nazionale stabilire le modalità di scambio di informazioni e l’assistenza amministrativa tra le unità di informazione finanziaria dei rispettivi paesi. Quello che è certo è che il corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio «non può ormai prescindere dall’adozione di vere e proprie procedure nell’ambito degli studi professionali». A evidenziarlo è la Fondazione nazionale dei commercialisti, in un documento di approfondimento riguardante la direttiva 2015/849/Ce.

Il provvedimento, noto anche come «IV direttiva antiriciclaggio» è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue il 5 giugno scorso e dovrà essere recepito dagli stati membri entro il 26 giugno 2017. L’impatto sul dlgs n. 231/2007 sarà significativo: uno dei principali effetti riguarda l’inclusione dei reati fiscali tra i reati presupposto del riciclaggio. La Fnc sottolinea che Bruxelles non ha predisposto una definizione unanime di «reato fiscale» comune a tutti gli stati membri, ma che tale qualificazione viene demandata alle normative domestiche. In attesa di vedere quali saranno le scelte dell’Italia, i commercialisti sottolineano che un’interpretazione troppo estensiva di tale concetto potrebbe avere effetti indesiderati. «Il Cndcec non ha mancato di evidenziare, in linea con l’aggiornamento delle raccomandazioni Gafi, la necessità di distinguere gli illeciti fiscali di natura fraudolenta da quelli che danno luogo esclusivamente a un risparmio d’imposta», spiega lo studio. I primi, infatti, comportano un effettivo ingresso di denaro o di altri beni nelle casse dell’impresa (si pensi all’emissione di fatture per operazioni inesistenti), mentre i secondi si concretizzano in un minore esborso. Questa dicotomia pone qualche profilo di criticità per i commercialisti: «La logica imporrebbe che solo i primi venissero considerati quali reati presupposto del riciclaggio», prosegue la Fnc, «con conseguenze di non poco peso sull’obbligo di Sos».

Lo studio auspica che in sede di recepimento della direttiva il legislatore precisi pure quando e a favore di chi scatta l’esonero dalla segnalazione previsto dall’articolo 12 del dlgs n. 231/2007, anche in ottica di voluntary disclosure (il tema rimane tuttora dibattuto per quanto concerne i commercialisti): «occorrerà prestare particolare attenzione non solo alla corretta delimitazione del perimetro applicativo dell’esonero», chiosa la Fondazione, «ma anche alla precisa individuazione dei professionisti che possono avvalersene». Il documento si concentra infine sui diversi metodi di valutazione della pericolosità delle operazioni, dal momento che il risk-based approach è ritenuto indispensabile dal legislatore comunitario. Per questo motivo la Commissione Ue ha accentrato le funzioni di monitoraggio e di emanazione dei pareri su un comitato congiunto formato dalle tre autorità europee di vigilanza del settore finanziario: Eba (banche), Esma (mercati finanziari) ed Eiopa (assicurazioni e fondi pensione).

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