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Segnalazioni antiriciclaggio: fatture false e prelievi monitorati

Un terzo delle segnalazioni di operazioni sospette deriva da violazioni fiscali associate ad attività di autoriciclaggio o strumentali a condotte più gravi commesse da organizzazioni criminali attraverso frodi fiscali anche internazionali, caratterizzate da flussi da o verso Paesi a rischio, o con sistemi di false fatturazioni. Alcune fattispecie segnalate riguardano poi la costituzione di società da parte di prestanome e con versamento fittizio del capitale nonché l’utilizzo irregolare di factoring. È l’interessante situazione che emerge dall’analisi svolta dalla Uif della Banca d’Italia nel terzo bollettino, pubblicato la scorsa settimana, sull’esame delle casistiche di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Il documento è utile per chi, professionisti compresi, deve adempiere agli obblighi antiriciclaggio e in particolare alla segnalazione delle operazioni sospette apprese nel corso dell’attività.
La normativa non prevede in concreto quando far scattare la segnalazione, ma la impone quando il professionista sa (o sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare) che siano in corso (siano state compiute o tentate) operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, a prescindere dalla loro entità, provengano da attività criminosa. Per tale ragione la Uif divulga le segnalazioni più significative che rappresentano un importante riferimento. Vediamo i casi più interessanti.
Affitto di azienda e società fallita. Pochi giorni prima di essere dichiarata fallita una società concedeva in affitto a terzi, poi rivelatisi prestanome, un ramo d’azienda. La stipula del contratto appariva finalizzata a mantenere il possesso dei beni e all’esercizio del diritto di prelazione all’acquisto di cui gode l’affittuario dell’impresa dichiarata fallita. L’operazione è stata segnalata per l’emissione di numerosi assegni circolari richiesti da un membro della società poi fallita in favore di altro soggetto riconducibile a una società di nuova costituzione affittuaria dell’azienda.
Rientro di capitali con fittizio acquisto. Un imprenditore riceveva bonifici da una società estera con causale relativa a un preliminare di compravendita immobiliare. In realtà il titolare effettivo della società ordinante era lo stesso imprenditore. La compravendita fittizia consentiva di rimpatriare fondi detenuti illegalmente all’estero e non dichiarati.
Crediti di imposta inesistenti. Una società poneva in essere operazioni di disposizione di crediti Iva di ingente ammontare vantati nei confronti dell’Erario, per il periodo d’imposta precedente. L’ammontare dei crediti era sproporzionato rispetto ai volumi di attività della società.
False fatturazioni nell’edilizia. Una ditta individuale, attiva nel settore edile, effettuava una rilevante movimentazione in contanti riconducibile a false fatturazioni. È poi emersa una serie di rapporti finanziari tra diverse società, attive in Italia e all’estero in comparti eterogenei e riconducibili a un gruppo di soggetti direttamente o indirettamente collegati a diverse consorterie mafiose.
Il sospetto è stato innescato dagli ingenti prelievi di contante eseguito dalla ditta, di recente costituzione, con sede nel Sud Italia e riconducibile a un ragazzo di giovane età.
Costituzione di società con versamento fittizio del capitale. In sede di costituzione di alcune Srl, i soci hanno effettuato conferimenti tramite assegni risultati falsi. Una delle società ha acquisito una partecipazione in un intermediario finanziario, successivamente cancellato dagli elenchi dalla competente Autorità di vigilanza.
Riciclaggio dei proventi di una frode nel factoring. Nell’ambito di un’operazione di smobilizzo di crediti, il debitore ceduto non effettua i pagamenti dovuti che, invece, vengono effettuati da altra impresa riconducibile al titolare della società cedente. Una parte dei finanziamenti ottenuti è reinvestita, con un giro di fondi tra persone fisiche e giuridiche collegate, in compravendite immobiliari.
Falsa rappresentazione contabile. Numerose segnalazioni descrivevano l’opacità della proprietà di una società attiva nella produzione di macchinari industriali che, tramite il legale rappresentante, aveva chiesto l’apertura di rapporti continuativi.
Da successivi approfondimenti emergeva che la titolarità effettiva era riconducibile a un imprenditore fallito, condannato per bancarotta fraudolenta. L’esame dei bilanci avvalorava l’ipotesi che l’imprenditore si apprestasse a reiterare l’illecito.
Riciclaggio tramite polizze assicurative. I fondi provenienti da evasione erano usati per sottoscrivere polizze poi cedute a un soggetto diverso dall’originario contraente poco prima della richiesta di liquidazione finalizzata al trasferimento del ricavo netto in paradiso fiscale.
Il sospetto scaturiva dalla richiesta di riscatto totale delle polizze vita emesse dalla società, tramite accredito su un conto estero intestato al richiedente presso una banca con sede in uno Stato a fiscalità privilegiata.

Laura Ambrosi
Antonio Iorio

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