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Segnalazioni all’Uif senza indagini

L’obbligo di segnalare le operazioni bancarie sospette non richiede indagini preventive, essendo basato sull’astratta idoneità di quelle attività a eludere le norme sull’antiriciclaggio. È quanto emerge da una sentenza del Tribunale di Roma (giudice Carmen Bifano) dello scorso 17 aprile.
Il legale rappresentante di una banca era stato sanzionato dal ministero dell’Economia perché non aveva trasmesso all’Ufficio italiano dei cambi alcune segnalazioni relative a operazioni finanziarie sospette. L’uomo ha proposto opposizione contro il provvedimento che gli ingiungeva il pagamento di 41mila euro (pari al 10% delle transazioni dubbie), eccependo che l’atto era carente di istruttoria, giacché era stato omesso qualunque riferimento all’eventuale provenienza da reato delle somme impiegate nelle operazioni. Dal canto suo, il ministero ha chiesto il rigetto dell’opposizione, deducendo «l’evidente anomalia delle operazioni finanziarie» con riferimento alla pluralità degli indici elaborati dalla Banca d’Italia.
Nel respingere la domanda, il Tribunale afferma, innanzitutto, che per i fatti contestati si applica l’articolo 3 del Dl 143/1991 (abrogato dal Dlgs 231/2007, che ne ha riprodotto, nella sostanza, il contenuto). Articolo per il quale il responsabile della dipendenza ha l’obbligo di segnalare al legale rappresentante dell’attività ogni operazione per cui (tenuto conto di «caratteristiche, entità, natura») si possa sospettare che le somme utilizzate derivino dai delitti di riciclaggio (articolo 648-bis del Codice penale) e di impiego di denaro di provenienza illecita (articolo 648-ter dello stesso Codice); a sua volta, il destinatario delle segnalazioni, se le ritiene fondate, deve trasmetterle all’Ufficio italiano dei cambi (oggi all’Uif, l’Unità di informazione finanziaria).
L’obbligo della segnalazione – prosegue il Tribunale, richiamando la sentenza n. 8699/2007 della Cassazione – «non è subordinato al compimento di indagini preliminari da parte dell’intermediario finanziario e alla conseguente emersione di un quadro indiziario di riciclaggio» né «all’esclusione, in base al suo personale convincimento, dell’estraneità delle operazioni finanziarie a un’attività delittuosa»: ciò che rileva è un giudizio obiettivo sull’idoneità di quelle operazioni a eludere le norme dirette a prevenire e punire il riciclaggio.
Nel caso esaminato, il responsabile di una filiale e il risk controller della banca avevano segnalato che tra due imprenditori erano intervenuti flussi finanziari non giustificati dalle rispettive attività; l’anomalia era «amplificata dall’impiego dei conti personali» e «dalla presentazione di assegni sempre risultati impagati e successivamente coperti» attraverso contante. In un altro caso, erano stati evidenziati bonifici dell’identico importo effettuati nello stesso giorno e con la stessa causale in favore di due soggetti, uno dei quali aveva poi versato il denaro «su proprio conto estero con la medesima causale». Infine, era stato comunicato che due persone, i cui conti correnti erano stati bloccati dall’autorità giudiziaria, avevano continuato a operare sul conto di altro soggetto.
Si tratta, secondo il Tribunale, di circostanze che rendono evidente la responsabilità dell’opponente, e dunque non consentono nemmeno una riduzione della sanzione.

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