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Secondo round per salvare l’euro

Un secondo round per assicurare alla Zona Euro un paracadute più resistente contro la crisi. La riunione dell’Eurogruppo attesa (salvo sorprese) per venerdì 20 luglio – la seconda dopo nemmeno due settimane – tenterà di sbrogliare l’intricata matassa e compiere i passi necessari per l’attuazione della terapia d’urto decisa al vertice di fine giugno. Gli occhi dei mercati saranno puntati su due temi caldi: il via libera al protocollo d’intesa con la Spagna per far decollare a fine mese la prima tranche da 30 miliardi di euro di aiuti alle banche e nuovi dettagli tecnici sullo scudo-antispread. La strada, però, a detta degli economisti, è ancora in salita, con alcuni nodi da sciogliere, come il ritardo nell’entrata in vigore dello strumento che consentirà queste operazioni: l’Esm, il nuovo fondo salva-Stati. Tra autorizzazioni nazionali e discussioni tecniche la partita entrerà nel vivo solo il prossimo settembre.
Alla riunione di venerdì, che potrebbe tenersi in teleconferenza, i ministri dell’Economia dei Diciassette dovranno presentarsi con l’ok dei parlamenti nazionali in tasca al piano di salvataggio delle banche spagnole. L’ostacolo più difficile, l’esame del Bundestag tedesco, dovrà essere superato giovedì 19 luglio. La prima tranche di aiuti verrà veicolata attraverso l’Efsf (il “vecchio” fondo salva-Stati) attraverso il Frob (il fondo spagnolo per le ristrutturazioni bancarie) e dunque peserà sul debito pubblico della Spagna. Solo «in futuro», ma certamente non prima della metà del 2013, sarà il nuovo Esm, erede dell’Efsf a ricapitalizzare direttamente le banche e non saranno più necessarie garanzie dello Stato. Durante il primo round del 9 luglio è stato ribadito che questo meccanismo inizierà a funzionare solo quando verrà messo a punto un sistema di sorveglianza bancaria unificata. I dettagli tecnici arriveranno solo a settembre. Intanto, per attutire il colpo sui conti pubblici spagnoli, Madrid ha ottenuto un anno in più (fino al 2014) per il risanamento. «L’obiettivo – spiega l’economista del Ceps Cinzia Alcidi – è spezzare il circolo vizioso tra debito sovrano e banche. Un obiettivo che si inizierà a raggiungere solo in un secondo tempo, non senza alcuni punti interrogativi. Non è chiaro, ad esempio, quale sarà il conto da pagare per i risparmiatori che hanno investito in obbligazioni delle banche spagnole. Le misure di austerity varate da Madrid rischiano inoltre di deprimere ancor di più l’economia iberica. Il salvataggio degli istituti spagnoli dovrebbe poi comportare un aumento delle garanzie per l’Efsf da parte degli altri Paesi dell’area euro». Per l’Italia il neo ministro dell’Economia Grilli ha spiegato che la misura aumenterà il debito figurativo di quasi 6 miliardi di euro, ma ha spiegato che «sono solo garanzie che non appesantiscono le nostre emissioni».
La riunione potrebbe definire anche le istruzioni per l’uso del nuovo fondo salva-Stati in funzione anti-spread, voluto da Italia e Spagna. «La questione – dice Benedicta Marzinotto, economista di Bruegel – è stata risolta nel segno dell’ambiguità: il 9 luglio è stato chiarito che l’uso del fondo è riservato ai Paesi che rispettano le raccomandazioni della Ue di natura fiscale, ma anche quelle più strutturali relative alla nuova procedura sugli squilibri eccessivi, che prevedono il rispetto di una serie di indicatori come il bilancio delle partite correnti, il debito del settore privato e i costi unitari del lavoro. È stato confermato che la Bce fungerà da agente, ma non si è parlato di conferire all’Esm una licenza bancaria per la quale ci sarebbe accesso virtualmente illimitato alla liquidità da parte dell’Eurotower. Così la capacità di intervento dell’Esm rimane per ora limitata ai 500 miliardi già previsti».
A complicare i giochi è anche il ritardo nell’entrata in vigore del nuovo fondo salva-Stati che avrebbe dovuto essere operativo già dal 1° luglio. All’appello mancano Estonia e Italia, dove la scorsa settimana il Senato ha dato il via libera e giovedì tocca alla Camera. Mentre pende la spada di Damocle del verdetto della Corte Costituzionale tedesca atteso entro settembre. Quel che appare ora certo è che dopo una calda estate dell’euro le temperature rimarranno elevate fino all’autunno, quando la Commissione Ue presenterà la proposta per affidare alla Bce il ruolo della vigilanza unificata, primo mattone dell’unione bancaria.

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