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Secondo grado via Pec inammissibile

Vi è inammissibilità dell’appello proposto via Pec, per inesistenza della notifica, laddove il primo grado abbia seguito le tradizionali modalità introduttive cartacee e l’appellante se ne sia invece discostato, in violazione delle regole sancite dal dm n. 163 del 2013 sull’uso degli strumenti di notifica telematici nel processo tributario. L’indirizzo, non isolato nella giurisprudenza di merito, è stato assunto dalla Ctr Lazio con la sentenza n. 3014/16/18. La pronuncia, successiva all’accoglimento del ricorso in primo grado, ha preso in debita considerazione la tesi prospettata dal contribuente resistente in secondo, sollevata in giudizio con le proprie controdeduzioni, attinente l’inammissibilità dell’appello dovuta a vizio di notifica. Lo stesso, infatti, era stato proposto dall’Ufficio e notificato a mezzo posta elettronica certificata, disattendendo il dettato di cui all’art. 2 comma 3 del dm n. 163/2013 che, posto che il primo grado aveva osservato le forme cartacee, prescrive che la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore. La modifica dell’iter processuale tributario da cartaceo a telematico, osservavano i giudici laziali, non era possibile anche perché avrebbe dovuto essere trasmessa l’intera vertenza sul portale telematico della giustizia tributaria (Sigit), possibilità non attuabile e comunque contraria alle prescrizioni del suddetto decreto. La notifica dell’appello era pertanto da ritenersi inesistente o, comunque, affetta da nullità assoluta, non sanabile nemmeno col raggiungimento dello scopo dell’atto. Tale conclusione si imponeva anche in ragione del fatto che, ab origine, nemmeno il ricorso introduttivo avrebbe potuto essere inoltrato nelle vie telematiche posto che la sua introduzione era avvenuta nel 2015, anno in cui ancora non era in vigore la normativa, decorrente dal 1° luglio 2017, relativa alla facoltà di notifica degli atti tributari anche a mezzo posta elettronica certificata. Per tutti questi motivi la Ctr, verificato che nel caso di specie ci si era discostati dal modello legale di procedimento di notifica degli atti del processo tributario, fatto comportante inesistenza insanabile, dichiarava inammissibile l’appello dell’ufficio. Nello stesso senso, si noti, si è pronunciata anche la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 18321 del 25/07/2017 richiamata nella sentenza in commento.Nicola Fuoco

(…) La Ctp accoglieva il ricorso non risultando la prova dell’avvenuta notifica delle cartelle di pagamento. Avverso detta sentenza si grava di appello l’Agenzia delle entrate D P I di Roma. (…) In data 03/11/2017 la parte contribuente ha depositato controdeduzioni con le quali ribadisce quanto sostenuto nel ricorso introduttivo. Eccepisce inoltre l’inammissibilità dell’appello per intervenuta decadenza dell’impugnazione ovvero per inesistenza della notifica del ricorso effettuata dall’Ufficio a mezzo Pec. (…)

Questa Commissione letti gli atti, ritiene che l’eccezione sollevata dalla parte contribuente in merito alla inammissibilità dell’appello dell’Agenzia delle entrate, per intervenuta decadenza dell’impugnazione ovvero per inesistenza della notifica del ricorso effettuata dall’Ufficio a mezzo Pec in violazione dell’art. 2, III comma del dm n. 163 del 23/12/2013 e dei successivi decreti di attuazione, il quale stabiliva che «… la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore», sia fondata. Difatti il testo sopra citato dm 163/2013, afferma chiaramente che le modalità utilizzate nel giudizio di primo grado devono essere obbligatoriamente adottate per tutti i gradi del giudizio non avendo utilizzato in primo grado la notifica a mezzo Pec ma avendo utilizzato, nel caso de quo il contribuente, le modalità tradizionali, non è possibile avvalersi, in appello, della notifica Pec in quanto la vertenza dovrebbe essere incardinata successivamente nel sistema informatico della giustizia tributaria Sigit, tramite il portale della giustizia tributaria (giustiziatributaria.gov.it), non essendo possibile la modifica di un iter cartaceo che rimane quella sancita dalle norme del c.p.c.

Il ricorso introduttivo risulta depositato in data 10/07/2015, l’articolo 60, del dpr n. 600 del 29 settembre 1973, come modificato dall’articolo 7-quater, comma 6, del dl n. 193/2016, convertito con la legge n. 225, consente, a decorrere dal 1° luglio 2017, di notificare gli atti impositivi tributari direttamente a mezzo posta elettronica certificata (Pec), pertanto essendo stato incardinato il procedimento prima dell’entrata in vigore della notifica a mezzo Pec, è motivo sufficiente per dichiarare l’inammissibilità dell’appello in quanto non era consentita la notifica dell’appello a mezzo posta elettronica certificata realizzando una tipologia subprocedimentale difforme dal modello legale da considerarsi insanabile e inesistente. (…)

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