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Ma secondo Bankitalia la revisione delle aliquote «non andrebbe esclusa»

Il sentiero stretto in cui s’è dovuta finora muovere la politica di bilancio – tra la necessità di migliorare i saldi di finanza pubblica e quella di non impedire la ripresa – si è un po’ allargato. La congiuntura è più favorevole. Dunque è il momento decisivo per avviare quella riduzione del rapporto debito/Pil che negli ultimi anni è stato più volte rimandato.
L’indicazione di policy del vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, non poteva essere più esplicita. Nelle conclusioni dell’audizione di ieri sul Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, l’esponente del Direttorio ha osservato che l’obiettivo del Governo di ridurre considerevolmente il disavanzo «è importante». Perché segnerebbe «una tappa verso l’equilibrio di bilancio» e costituirebbe «il segno tangibile della capacità del Paese di riprendere il percorso di risanamento dei conti al normalizzarsi delle condizioni cicliche». Insomma c’è un’occasione. E va colta per tempo, anche per essere pronti a «eventuali peggioramenti delle condizioni di mercato».
Signorini prima di arrivare alle sue conclusioni aveva messo in guardia i senatori e i deputati presenti. Dal novembre scorso, ovvero dalla sua ultima audizione perlamentare sulla legge di Bilancio, lo spread Btp-Bund s’è mosso: è cresciuto di circa 50 punti base e negli ultimi giorni ha oscillato intorno ai 210 punti. «Sebbene siano valori lontani da quelli che si ebbero all’apice della crisi del debito sovrano – ha sottolineato il vicedirettore di Bankitalia – si tratta pur sempre dei livelli più elevati da tre anni; quasi due volte e mezzo il minimo (88 punti) toccato nel marzo del 2015». Dunque non bisogna più rinviare interventi capaci di piegare la curva del debito, perché fare previsioni sui tassi di interesse futuri o le mosse di politica monetaria non è possibile «mentre è certo l’onere che il debito finanziario esplicito ha sulla spesa» ha sottolineato Sigorini rispondendo alle domande dei parlamentari.
Per muoversi lungo questo sentiero, secondo Bankitalia, potrebbe non bastare il ricorso a nuovi interventi di contrasto dell’evasione fiscale per evitare l’attuazione delle clausole di salvaguardia su Iva e accise. E pure nuove riduzioni della spesa rappresenterebbero uno «sforzo complesso, pluriennale». Una riconsiderazione dell’ampio ventaglio delle aliquote Iva, invece, «non dovrebbe a questo stadio essere esclusa». Così come la possibilità di «razionalizzare e contenere le tax expenditures».
Altra sottolineatura è arrivata sul dibattito riguardo alla possibilità/opportunità di invocare nuovi margini di flessibilità all’Europa. «È bene tener sempre presente che non di “sconti” si tratta – ha affermato Signorini -, bensì della possibilità di spendere di più a nostro stesso carico; non di risorse aggiuntive ma di esborsi aggiuntivi, che tornano fatalmente sotto forma di nuove tasse o più debito». Infine un riconoscimento al Governo sulla riduzione degli obiettivi di privatizzazione da realizzare (0,3% del Pil contro lo 0,5% di un anno fa): «è condivisibile nella misura in cui rende più credibile l’impegno a realizzarli». Il Def tuttavia non dà informazioni sulla strategia di dismissione che si intende perseguire: «Se si vuole dissipare del tutto l’incertezza – è stata la conclusione – occorrerà meglio esplicitare i programmi».

Davide Colombo

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