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Seconda stretta Bce, tassi all’1,5%

di Beda Romano

La Banca centrale europea ha confermato ieri che vuole rimanere fedele alle proprie convinzioni. Non solo ha alzato i tassi d'interesse in piena crisi debitoria, convinta che sia necessario nonostante tutto contrastare le pressioni inflazionistiche, ma ha anche preso le distanze dalle agenzie di rating, accusate da più parti in Europa di soffiare sul fuoco delle tensioni finanziarie.

Con una decisione attesa nella sostanza, ma significativa per la sua tempistica, l'istituto monetario ha annunciato che da ora in poi accetterà le obbligazioni portoghesi nei pronti contro termine, indipendentemente dal loro rating. Bisogna dire che lo stesso è avvenuto in passato per la Grecia e l'Irlanda dopo che questi due Paesi avevano ricevuto l'aiuto comunitario grazie a un piano di risanamento. «Abbiamo deciso di sospendere l'applicazione di un rating minimo per i titolo di debito portoghese nelle operazioni di rifinanziamento», ha detto il presidente Jean-Claude Trichet nella sua consueta conferenza stampa mensile.

La scelta è uno schiaffo a Moody's. Nei giorni scorsi, la società ha ridotto brutalmente il voto del Portogallo a "junk bond" e avvertito che il Paese avrà bisogno di un nuovo paracadute finanziario. Questa decisione è stata criticata da più parti: il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker l'ha definita «irrazionale e irragionevole». Sempre in tema debitorio, riferendosi al caso greco, il presidente della Bce ha ribadito che qualsiasi nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia – attualmente oggetto di negoziato tra banche e governi – non deve provocare «un fallimento, un fallimento selettivo o un qualche evento creditizio». A una domanda su chi ha la facoltà di dichiarare il fallimento di un Paese, Trichet ha risposto in modo evasivo: «Non è nostra questa scelta. È una scelta di altri». Rifiutando di affidare esplicitamente il compito alle agenzie di rating, il banchiere da un lato ha criticato queste società e dall'altro ha fatto capire che l'istituto monetario potrebbe continuare a dare liquidità in cambio di titoli di un Paese che alcuni ritengono fallito.

Più in generale, la Bce è sembrata ieri prendere le distanze dagli impegni gravosi che è stata costretta ad assumere negli ultimi due anni, a iniziare dagli acquisti di obbligazioni sui mercati, effettuati per la prima volta nel maggio del 2010. In più di una circostanza Trichet ha rinviato ai Governi le scelte necessarie per risolvere la crisi debitoria, ricordando che il mandato della banca è la stabilità dei prezzi.

È anche in questa ottica che bisogna capire il rialzo del costo del denaro, dall'1,25% all'1,50 per cento. In piena crisi debitoria, la Bce non ha esitato a stringere nuovamente il credito, convinta che le pressioni inflazionistiche non possano essere ignorate anche in presenza di tensioni finanziarie. L'istituto ha lasciato la porta aperta a ulteriori aumenti dei tassi d'interesse, definendo sempre «accomodante» la politica monetaria.

«Continueremo a seguire da molto vicino tutti gli sviluppi relativi ai rischi per la stabilità dei prezzi», ha spiegato Trichet. L'istituto rimane ottimista sull'evoluzione dell'economia. La Bce ha ribadito che in questo momento l'inflazione è al rialzo, a causa dell'andamento delle materie prime, dell'abbondante liquidità sui mercati e della possibilità di aumento delle tasse indirette in alcuni paesi.

Sul fronte della crescita, il banchiere centrale ha parlato di «prospettive equilibrate», anche se l'incertezza rimane «elevata». È difficile fare previsioni sulle prossime mosse della banca. Ieri Trichet non ha né chiuso la porta a ulteriori strette monetarie, né preparato il terreno a nuovi rialzi a breve termine. È lecito però aspettarsi una nuova stretta tra ottobre e dicembre, crisi finanziaria e ripresa economica permettendo.

 

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