Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Seconda sconfitta per Johnson Sì alla legge contro hard Brexit

Boris Johnson ha dovuto incassare un’altra sconfitta dal Parlamento. Deputati di tutti i partiti, alleati per l’occasione, ieri sera hanno approvato in via definitiva con 327 voti contro 299 una legge mirata a impedire al premier di far uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo il 31 ottobre. Johnson insiste con la linea dura e punta a elezioni anticipate il 15 ottobre, ma non ha il necessario sostegno di due terzi del Parlamento.

La legge

La legge che i deputati hanno votato ieri stabilisce che non può esserci un “no deal” senza il consenso del Parlamento, concede tempo per raggiungere un nuovo accordo con la Ue al summit di ottobre ma, in caso di mancata intesa, costringe il premier a chiedere a Bruxelles un’estensione di tre mesi dell’articolo 50 fino al 31 gennaio 2020. Martedi sera Johnson aveva subìto la prima sconfitta quando i deputati avevano approvato con 328 voti a favore e 301 contrari la richiesta dell’opposizione laburista di votare la legge. Ieri il Parlamento ha seguito la procedura accelerata di tre letture della legge in poche ore, tutti gli stadi necessari perché la legge passi alla Camera dei Lord dove dovrà essere votata entro domani.

Se i Pari del Regno non bloccheranno l’iter legislativo, la nuova legge contro no deal dovrebbe ricevere il necessario via libera della Regina prima della sospensione del Parlamento decisa da Johnson. Dovrebbe essere una formalità, dato che l’ultima volta che un monarca inglese ha rifiutato di dare il sigillo reale a una legge è stato nel 1707.

Nemici del partito

Il tentativo di Johnson di imporre disciplina al partito non sembra essere riuscito. Il premier ha sospeso 21 deputati che martedì sera avevano votato contro il Governo e che non potranno quindi presentarsi alle prossime elezioni come candidati Tory. Il pugno di ferro di Johnson ha provocato però critiche e perfino sgomento nel partito. La lista di “ribelli” cacciati dal partito comprende infatti numerosi veterani di grande prestigio, ex ministri e due ex cancellieri, Ken Clarke e Philip Hammond. Johnson, biografo di Winston Churchill di cui si professa grande ammiratore, ha espulso perfino Sir Nicholas Soames, il nipote del grande statista. «Non mi ripresenterò come candidato alle elezioni e sono addolorato che i miei 37 anni di servizio in Parlamento finiscano così», ha detto ieri Soames, che ieri sera ha votato a favore della legge.

Elezioni in vista

Johnson ha ribadito la sua intenzione di andare a elezioni anticipate il 15 ottobre, subito prima del summit europeo e due settimane prima della scadenza prevista di Brexit il 31 ottobre. Il premier dopo l’annuncio del voto a favore della legge ha presentato una mozione per andare alle urne. Per andare al voto serve il via libera di due terzi dei deputati e quindi è essenziale il sostegno dell’opposizione.

Ieri Johnson ha sfidato Corbyn a «smettere di tergiversare e rinviare» e affrontare il verdetto dell’elettorato. Il leader laburista da tempo chiede elezioni anticipate come unica strada democratica per trovare un’uscita dalla crisi, ma ora non intende fare il gioco di Johnson. Il partito laburista non intende andare alle urne fino a quando l’opzione “no deal” non sarà definitivamente esclusa, ma ci sono opinioni diverse sulla migliore strategia da seguire.

Molti deputati laburisti e di altri partiti di opposizione non si fidano di Johnson. Ritengono che il premier potrebbe accettare la legge contro no deal in cambio di elezioni il 15 ottobre e poi usare la sua prerogativa per cambiare la data del voto a dopo il 31 ottobre, annullare la legge e portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue senza un accordo.

L’opzione preferibile sarebbe un voto di fiducia contro il Governo, che Johnson potrebbe perdere e che porterebbe a un Governo di transizione. Il passo successivo potrebbe essere un secondo referendum su Brexit che, secondo i sondaggi, ribalterebbe la decisione presa nel 2016.

La fine dell’austerità

«Il Governo ha voltato pagina sull’austerità», ha annunciato intanto il cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid ieri presentando al Parlamento una “Spending Review” dal sapore nettamente pre-elettorale. Dopo oltre dieci anni di austerità e forti tagli alla spesa pubblica imposti dai Governi conservatori, Javid ha promesso invece «un decennio di rinnovamento», dichiarando che «costruiremo una Gran Bretagna globale e cammineremo a testa alta».

Solo nel 2020 la spesa pubblica aumenterà di 13,4 miliardi di sterline, con investimenti concentrati nella sanità, nelle scuole e nella sicurezza con l’assunzione di più poliziotti e più soldi per il ministero della Difesa. Nessun ministero dovrà subire un taglio del budget, ha precisato il cancelliere. Javid ha spiegato che il basso costo del denaro permette al Governo di indebitarsi per investire in servizi pubblici senza infrangere il tetto prefissato. Due miliardi in più sono stati riservati per i preparativi per un no deal, portando il totale a 8 miliardi di sterline.

Nicol Degli Innocenti

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il brevetto italiano costituisce titolo autonomo rispetto a quello europeo. E la perdita di efficaci...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si è riaperta la stagione delle vendite immobiliari. E sul mercato ci sono al momento ben 850 milio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Agire subito contro i rischi del 5G. Intromissioni, furti on line, minacce e ostilità di ogni gener...

Oggi sulla stampa