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Seat Pg, salvataggio più vicino. Sì all’azione di responsabilità

Ora Seat Pagine Gialle è più vicina al salvataggio e a presentare il conto agli ex consiglieri dopo il via libera a un’azione di responsabilità che non ha precedenti e che potrebbe fare scuola. È la sintesi di una giornata, due assemblee, sette ore di lavori e forse anche dieci anni di storia dell’azienda.
Sembrava un’impresa titanica trovare almeno il 20% del capitale necessario a deliberare il complesso piano di ristrutturazione finanziaria. Si è presentato il 36,6% (3.900 azionisti in gran parte per delega) nell’hotel di piazza Fontana a Milana dov’era convocata l’assemblea straordinaria. E la ristrutturazione finanziaria parte integrante del piano concordatario è passata a larghissima maggioranza. L’operazione è complessa ma di fatto sostituisce l’attuale azionariato (che si diluisce allo 0,25%) con i principali creditori, cioè banche e obbligazionisti con una percentuale a regime rispettivamente di circa il 45 e il 55%. Saranno loro i futuri padroni di Seat Pagine Gialle se il 15 luglio l’adunanza dei creditori darà il via libera e poi il tribunale fallimentare di Torino omologherà il concordato. La procedura dovrebbe concludersi entro l’anno. Le banche sono un’ottantina con posizioni relativamente più rilevanti per Rbs, Santander, Bnp Paribas, Intesa e Unicredit.
Il presidente Seat, Guido de Vivo, ha difeso l’operato del cda, impermeabile alle «non irrilevanti pressioni provenienti da moltissime parti».
Incassato l’ok al piano, anche l’amministratore delegato Vincenzo Santelia può proseguire con maggior tranquillità, nei limiti di una procedura concordataria, a «fare business».
L’altro piatto forte di giornata era l’azione di responsabilità per danni presunti di circa 2,4 miliardi contro i 17 amministratori che tra il 2003 e il 2012 avrebbero danneggiato Seat, con ruoli e responsabilità da determinare e graduare. Sotto accusa l’epoca della gestione dei fondi di private equity: Cvc, Investitori Associati, Permira, Bc Partners. Gli addebiti riguardano l’acquisizione a debito spesata con il maxi dividendo Seat del 2004 (3,6 miliardi), l’operazione di compravendita dell’Internet company tedesca Wlw che generò una forte minusvalenza, le ristrutturazioni dal 2009 al 2012. La delibera è passata senza problemi anche con il voto di Giovanni Cagnoli, azionista in proprio con il 3,3% (nessun altro è sopra il 2%) ma conosciuto come storico dirigente della società di consulenza Bain & Co. In una lettera al vertice delle Pagine Gialle, su carta intestata Bain & Company, il manager ha criticato la ricostruzione dei sindaci secondo cui Bain & Co ebbe un ruolo importante di consulenza a fianco dei fondi. Un passaggio è molto significativo: «Bain nel periodo 2005-2008 ha più volte sollecitato, senza alcun successo, il management e gli azionisti per intervenire e velocizzare la trasformazione dell’offerta verso il digitale». Invece in quel periodo l’allora amministratore delegato «Majocchi utilizzò prevalentemente McKinsey, società di consulenza per la quale aveva lavorato in passato». Come dire: noi l’avevamo detto ma hanno ascoltato McKinsey.
E adesso? Varata l’azione di responsabilità seguiranno «azioni giudiziarie — ha spiegato de Vivo — che verranno graduate e supportate anche da eventuali sequestri preventivi».
Come replicano gli ex consiglieri? In una nota congiunta «dichiarano di ritenere del tutto infondati gli addebiti loro mossi» e precisano che «tutte le operazioni criticate sono state effettuate in conformità alle norme, sulla base di approfondite valutazioni della situazione esistente al momento, suffragate dal parere di primari esperti finanziari e di business, più che razionalmente motivate e sempre diffusamente comunicate al mercato e agli organi di controllo».
Gian Maria Gros-Pietro, inoltre, in una lettera a de Vivo distribuita in assemblea ha difeso il suo operato e quello del consiglio Seat nell’operazione Wlw che secondo il nuovo cda avrebbe causato un danno da 80 milioni. «Ritengo che nella vicenda Wlw — spiega il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo — gli amministratori abbiano agito con diligenza, nell’ambito delle condizioni e delle conoscenze del momento». Dunque su questa operazione l’azione di responsabilità è «infondata e ingiustamente dannosa».

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