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Sea, F2i si astiene sui conti 2012

Dopo un duro intervento del proprio ad, Vito Gamberale, fortemente critico nei confronti della recente gestione di Sea e del suo management, F2i si astiene dalla votazione del bilancio annuale della società aeroportuale, che ieri è stato approvato dall’assemblea dei soci contestualmente al taglio degli stipendi (con il costo del cda calato del 32%) e alla definizione del nuovo consiglio di amministrazione. A seguire, un cda della società aeroportuale doveva procedere alla nomina del nuovo presidente Pietro Modiano, che prenderà il posto di Giuseppe Bonomi, ma per mancanza di tempo si è aggiornato a domani. Per la poltrona di direttore generale (anch’essa occupata fino ad oggi da Bonomi) l’ipotesi che starebbe prendendo corpo sembra essere un interim dello stesso Modiano in attesa che i due grandi soci, il Comune di Milano con il 55% e F2i con il 44%, definiscano nei prossimi mesi la nuova governance e la suddivisione delle deleghe tra presidente e dg.
La mossa di F2i arriva a tre giorni dall’avviso di garanzia recapitato a Gamberale (per turbativa di mercato e aggiotaggio) e ai suoi esponenti nel cda Sea, Mauro Maia e Renato Ravasio, in relazione all’inchiesta della Procura di Milano sul fallimento dell’Ipo della società aeroportuale nello scorso dicembre. «Li ricandidiamo come consiglieri perché hanno sempre lavorato con scrupolo, essere indagati non significa colpevolezza», ha sottolineato Gamberale, che poi ha sottolineato come nel 2012 «non c’è nessun atto della gestione di Sea che possa essere ricordato con soddisfazione a meno dell’Accordo di programma». È proprio questa considerazione che ha portato il fondo ad astenersi dall’approvazione del bilancio, oltre al fatto che – ha aggiunto Gamberale – «servono sobrietà nelle retribuzioni, fino ad oggi anomale e fuori da qualsiasi norma, e una svolta nella gestione: non si possono spendere 15 milioni l’anno per consulenze». Secondo l’ad di F2i, che ha ripercorso tappa per tappa gli errori e gli sprechi degli ultimi 12 mesi, in Sea c’era «una struttura del potere monarchica e distorta con manager abituati all’autoreferenzialità». Secca la replica di Bonomi, manager uscente dopo sette anni alla guida di Sea: «Lascio una società sana. Gamberale sa che quelli come me e come lui si giudicano in base ai numeri e quest’azienda nell’ultimo anno, nonostante la grave crisi economica, ha fatto +19,5% di mol e +22% di utile netto».
Affrontato anche lo scottante capitolo di Sea Handling, controllata sull’orlo del collasso dopo la decisione della Commissione Ue che la obbliga a restituire aiuti di stato per 360 milioni a Sea. Secondo Gamberale, ci sono le condizioni «per difendere una Sea Handling al 100% di Sea ma bisogna riprendere subito un dialogo diretto e leale con la Commissione e il tema dovrà essere gestito contemporaneamente dai due soci». Un riferimento, quest’ultimo, alle iniziative del Comune di Milano, «di cui non si accetteranno mai più iniziative isolate». Il rappresentante di Palazzo Marino, Maurizio Baruffi, sul tema ha cercato almeno in parte di stemperare la tensione: «La nostra volontà è di rasserenare il clima e trovare soluzione su Sea Handling. Siamo stati i primi a chiedere di voltare pagina e il taglio delle retribuzioni, in questo senso, è stato solo il primo passo».
Infine, all’uscita dall’assemblea, che ha visto la nomina come consiglieri di Pietro Modiano, Salvatore Bragantini, Susanna Zucchelli, Mario Aspesi, Susanna Stefani (tutti per il Comune di Milano) e Mauro Maia e Renato Ravasio (per F2i), Gamberale ha ricordato come l’investimento rappresenti un importante presidio in vista della creazione di un network degli aeroporti del Nord, auspicato ieri anche dal governatore Roberto Maroni. «Oltre a Sea siamo azionisti di maggioranza degli scali di Torino e Firenze, abbiamo quote indirette a Bergamo e abbiamo contribuito alla privatizzazione di Genova, con Venezia si chiuderebbe l’arco», ha fatto notare il manager.

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