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Sea, entra Modiano Battaglia sul direttore

MILANO – Sea ha da ieri un nuovo consiglio di amministrazione: l’assemblea ha anche dato indicazione perché siano tagliati del 60% gli stipendi del board e si rivedano anche gli alti compensi dei manager. Dopo uno scontro durissimo in assemblea fra Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i (socio al 44,5 % di Sea) e il presidente uscente Giuseppe Bonomi, sono state votate le due liste presentate dal Comune di Milano, socio di maggioranza e dallo stesso fondo. Nel nuovo cda, F2i ha confermato Mauro Maia e Renato Ravasio, indagati per la mancata quotazione di Sea insieme con Gamberale. Fumata nera invece sulla nomina del nuovo presidente, già indicato dal Comune nel banchiere Pietro Modiano: il cda che avrebbe dovuto nominarlo oggi è invece saltato, ufficialmente per l’assenza di uno dei sindaci ed è riconvocato per domani pomeriggio. Ufficiosamente perché manca l’accordo sul nome del nuovo dg.

Ma la notizia del lungo pomeriggio è sicuramente l’attacco violentissimo di Gamberale contro la gestione del presidente uscente Giuseppe Bonomi. Il patron di F2i ribadisce anzitutto la propria lealtà nei confronti dell’azienda ricordando che «un avviso di garanzia è a tutela, non a condanna». Poi, cinquanta minuti di veleno. Giuseppe Bonomi non viene mai nominato direttamente, ma ogni contestazione fa capo a lui. Al termine, conversando con i giornalisti, Gamberale spiega perché non ha votato a favore del bilancio, argomento all’ordine del giorno dell’assemblea: «In questo anno parecchie cose non le abbiamo condivise né capite. A cominciare da una gestione che non ha fatto dell’oculata spesa un fine quotidiano». Gamberale cita alcuni esempi tra cui la nomina del cda di Sea Energia, dove «invece di inserire un manager esperto della materia», si è dato incarico ad una figura della società, «ma le responsabilità tecniche non possono essere assegnate come onorificenze ma per competenze». F2i chiede «più equilibrio nella distribuzione dei poteri: serve un cda che controlli e un manager che attui gli indirizzi». Al contrario di quanto avvenuto finora: «Qui vige una struttura monarchica e distorta che nella stessa figura riassume il presidente, il direttore generale e, per un certo periodo, anche l’amministratore delegato. I nostri consiglieri sono abituati a consigliare: forse questo ha dato fastidio».

Bonomi replica punto a punto alle contestazioni e riassume: «Gamberale sa che chi fa il nostro mestiere deve essere giudicato sulla base dei numeri. E i numeri dimostrano che, dopo sette anni alla guida di Sea, che non sono pochi, ho lasciato una società sana». Per il Comune, interviene Maurizio Baruffi, delegato del sindaco cercando di smorzare i toni e di guardare avanti: «Siamo per voltare pagina, ma senza usare la clava. Servono soci uniti per affrontare le prossime sfide». Chiede la parola anche il presidente del consiglio comunale, Basilio Rizzo, che lancia la provocazione: «Se le cose stessero come le ha descritte Gamberale, non dovremmo lasciarle cadere ma avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Comunque, queste dichiarazioni sarebbero state più credibili se F2i avesse rinunciato a confermare i due inquisiti nel cda».

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