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Sea, congelate le trattative sulla cessione del controllo

Il Comune di Milano tira il freno su Sea, e ci ripensa: per quest’anno nessuna vendita delle quote della società aeroportuale di Linate e Malpensa. Palazzo Marino, seppure in modo ufficioso, avrebbe deciso di tenersi il suo 54,8%, rinunciando per il momento non solo ad un nuovo tentativo di quotazione, ma anche alla cessione.
La decisione verrà presa formalmente durante la formulazione del bilancio, che per ora i vertici dell’amministrazione rimandano a giugno, ultimo mese possibile, per due ragioni: non tirare fuori la questione – spinosa per il centrosinistra – prima delle elezioni; attendere che il futuro governo conceda a Milano una deroga al patto di stabilità, in grado di mettere in sicurezza i conti in bilico del Comune e scongiurare la necessità di dover ricorrere alla vendita di pezzi di patrimonio o di partecipate.
La decisione di Palazzo Marino è dunque di mettere nel congelatore per qualche mese la vicenda della mancata quotazione di Sea, per non inasprire i toni all’interno della sinistra, caratterizzata da un’anima più “liberista” e da una più “statalista” (e magari far dimenticare durante la campagna elettorale il tentativo fallito di far sbarcare a Piazza Affari la società a fine 2013); annunciare a giugno la volontà di mantenere la maggioranza in mani pubbliche.
La possibilità di vendere la Sea rimarrà l’estrema ratio di fronte a difficoltà di bilancio insuperabili. Una carta da giocare all’ultimo, insomma, se proprio da Roma non arrivasse nessun aiuto. In questo momento le prospettive contabili non sono certo buone: il Comune nel 2013 arriverà ad un rosso record nella parte corrente dell’esercizio (tra i 300 e i 400 milioni), ma una deroga al patto di stabilità per l’Expo, insieme ad un gettito Imu più favorevole agli enti locali, potrebbe essere sufficiente.
In ogni caso, da precisare, per la parte corrente del bilancio potrebbero essere utilizzate solo le plusvalenze di un’eventuale cessione, mentre il resto dell’incasso dovrebbe essere inserito nel conto capitale.
Se alla fine Palazzo Marino dovesse comunque decidere di vendere la società di gestione di Linate e Malpensa, è evidente che a questo punto l’unica scelta logica sarebbe la cessione di tutto il 54,8 percento. Se infatti fosse messa all’asta solo una piccola percentuale, F2i salirebbe subito in maggioranza, mettendo così con le spalle al muro il Comune, che a quel punto si ritroverebbe con una quota di minoranza non appetibile sul mercato. Tuttavia la scelta ad oggi è quella di tenere il controllo, anche perché, dicono i vertici dell’amministrazione comunale, la società ha in prospettiva utili in crescita, che la città di Milano potrà utilizzare per fare investimenti.
Tornare a parlare di controllo pubblico per Sea è frutto anche di un altro fattore, e cioè del fatto che tra i vertici di Palazzo Marino e F2i, che ha appena acquisito il 14,56% dalla Provincia di Milano salendo così al 44,3%, non si sono ancora placate le tensioni. Dentro le stanze di Palazzo Marino si continua a parlare del fondo guidato da Vito Gamberale come del responsabile della mancata quotazione, resa impossibile dalla sua litigiosità e dalla sua volontà di acquisire la quota provinciale attraverso un bando, senza l’incombenza di dover lanciare un’Opa sul mercato (avendo il fondo già acquisito nel 2012 il 29,75% di Sea), come in effetti è avvenuto.
Nessun passo avanti dunque nelle trattative tra i soci. A fine dicembre si parlava della volontà di collaborazione, ma nessun incontro ha riavvicinato F2i e il Comune. Anzi, la volontà dell’amministrazione di volersi tenere il controllo sembra lanciare una sorta di sfida al fondo.

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