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Se vincono i furbi diventa un vero fallimento

È tutta una questione di utilizzo. Il nucleare può essere impiegato per generare energia o per costruire le bombe atomiche. Nel mondo delle piccole e medie imprese la nuova disciplina fallimentare (entrata in vigore a settembre 2012) sta provocando effetti abbastanza simili a quelli dell’esplosione di un’atomica.
Finalità
L’obiettivo iniziale era ben chiaro: creare una disciplina meno penalizzante per le aziende alle prese con una crisi epocale, cercare di tenere accesa la luce e le macchine dentro i capannoni, salvare i posti di lavoro per aziende in asfissia di liquidità, ma ancora sane. Tutti nobili scopi ma esposti a interpretazioni discutibili. Il concordato è lo strumento utilizzato con maggiore disinvoltura in questo frangente unico della nostra economia: per adeguare la vecchia legge fallimentare (risalente al ’42) alle condizioni estreme dell’attuale crisi economica, è stato creato il «concordato bianco»: uno strumento che permette all’imprenditore di autocertificare la crisi della sua azienda. «In questo modo — afferma Massimo Fabiani, docente di diritto fallimentare all’Università del Molise, tra gli esperti che hanno lavorato alla stesura della nuova legge fallimentare — si ottiene il diritto a sospendere i pagamenti ai creditori per un periodo che va dai 60 ai 180 giorni. Da quel momento si blocca il corso degli interessi e i creditori non possono agire esecutivamente nè chiedere il fallimento dell’azienda debitrice».
Tra gli intenti del legislatore c’era quello di indurre l’imprenditore a percorrere tutte le strade per evitare il fallimento. Se però ciò non fosse possibile, si passa al concordato in continuità: in quel caso i fornitori vengono pagati ai minimi (ci sono casi in cui si sfiora il 2% della cifra dovuta) e l’azienda parte sotto altre vesti e senza pesi. Una formula che sta conoscendo un boom di adesioni (il numero di concordati è più che raddoppiato nell’ultimo trimestre) ma che finisce per strangolare i piccoli fornitori e le microimprese.
«Abbiamo denunciato la drammatica piega che sta prendendo il nuovo concordato preventivo in continuità — denuncia Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato —. L’istituto nato per i nobili motivi di dare la seconda opportunità ad aziende colpite da difficoltà momentanee, viene troppo spesso utilizzato per una sorta di “lavaggio” delle pendenze economiche di imprese con pochi scrupoli, a danno di tutto il sistema. Si tratta di un problema grave, che incide sulla sicurezza stessa delle transazioni commerciali e perciò chiediamo al governo di risolverlo al più presto promuovendo adeguate modifiche normative che impediscano questa anomalia dalle conseguenze estremamente negative».
Il grido d’allarme è giustificato visto che sono sempre di più le medie imprese a far riscorso al concordato a spese dei piccoli fornitori che vedono assottigliarsi (e a volte dissolversi) il loro credito.
I correttivi
Inutile nascondere che diventa sempre più forte il timore che siano in tanti a lucrare su questo meccanismo nato per aiutare le aziende ma che rischia di trasformarsi in una terribile tagliola in cui il più forte uccide il più debole. Il tutto esercitando una sorta di dumping o concorrenza sleale sui competitor che nella stessa fase storica stringono i denti, vendono i loro beni personali e magari perdono le gare d’appalto contro concorrenti che hanno alleggerito i bilanci grazie a una scorciatoia.
«Sin dall’inizio segnalammo che era necessario prevedere dei contrappesi per questa disciplina — ricorda Fabiani —. Bisognava prevedere un sistema di controllo più severo e un meccanismo sanzionatorio per chi utilizzasse questo strumento come scorciatoia e senza alcun serio tentativo di ristrutturazione del debito. La prova dei fatti ci dice che è necessario proteggere le aziende più deboli e con minor potere contrattuale. Per questo un accorgimento utile potrebbe essere quello che prevede una corsia preferenziale per i fornitori che hanno contratti continuativi: per chi ha un unico, grande cliente di riferimento, perdere quell’introito rischia di diventare fatale. Altro criterio potrebbe essere quello di concedere un privilegio d’incasso ai debitori che hanno continuato a consegnare merci e servizi all’azienda in difficoltà anche negli ultimi tre o sei mesi prima del concordato. Attenzione però a non esagerare, perché se tutti sono privilegiati, nessuno è privilegiato». E vincono i furbetti.

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