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Se vince il Sì

Raccontare cosa accadrà nel caso in cui la maggioranza dei lavoratori dovesse approvare l’accordo per l’ennesimo rilancio di Alitalia è relativamente facile: il percorso è già delineato da quanto sottoscritto il 14 aprile scorso. Gli azionisti faranno la loro parte nella ricapitalizzazione della società e le banche creditrici – nonostante i contrasti avuti fino con i soci della compagnia – garantiranno la liquidità. Il nuovo impegno finanziario prevede che Alitalia venga ricapitalizzata con 2 miliardi di euro, di cui 900 milioni a carico di Etihad, la compagnia di Abu Dhabi che è socio con il 49 per cento. Il resto dagli azionisti italiani (Poste, Intesa-Sanpaolo e Unicredit). Circa 900 milioni – in parte sotto forma di trasformazione di crediti e obbligazioni, in parte come nuovi prestiti – ridaranno ossigeno alle casse dell’azienda, andate depauperandosi dopo il fallimento dell’ultimo piano industriale. Ci sono anche 200 milioni garantiti dal governo, tramite la controllata Invitalia, una sorta di cuscinetto di garanzia senza il quale le banche non avrebbero accettato.
Tutto questo a fronte dei “sacrifici” del personale, senza i quali «l’azienda non potrà sopravvivere », come ha dichiarato sabato in un appello ai lavoratori il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. In cosa consistono? Sono previsti esuberi per almeno 980 persone, dopo essere scesi in fase di contrattazione sindacale dai 2.037 previsti inizialmente. A essere colpiti saranno soprattutto i circa 550 lavoratori che, al momento, sono assunti con un contratto a tempo determinato, la cui riconferma diventa di fatto impossibile e 140 lavoratori nelle sedi estere. Le retribuzioni caleranno in media dell’8 per cento per il personale viaggiante, molto meno del 30 per cento medio che era stato richiesta all’inizio delle negoziazioni dalla società. Sempre nel caso di vittoria del Sì, già a partire dal mese di maggio partirà la cassa integrazione straordinaria a rotazione per due anni del personale di terra, i nuovi assunti avranno il contratto “cityliner” (molto più economico per l’azienda), sui voli di lungo raggio ci sarà un assistente in meno e i turni di riposo verranno ridotti.
Da parte sua, l’azienda si impegna a cancellare i progetti delle esternalizzazioni, a partire dalla manutenzione. Si tornerà a investire in aeromobili e in voli a lungo raggio. L’azienda sottolinea come i tagli al personale riguardino solo un terzo del totale: il resto arriverà dai risparmi nella gestione. Al 2019, i minori costi dovrebbero arrivare al miliardo di euro. Questo non significa che Alitalia, dopo questa cura, si possa dire in salvo: bisognerà rispettare il piano industriale presentato da Etihad, che prevede un aumento dei ricavi del 30 per cento entro il 2019 e del 50 per cento al 2021. Altrimenti sarà stato tutto inutile.
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