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«Se Roma lo chiede, l’Efsf è pronto»

di Beda Romano

Il fondo di stabilità europeo è pronto ad aiutare l'Italia nel caso il Paese avesse urgentemente bisogno di un sostegno finanziario nei prossimi giorni. L'Efsf sta affrontando difficili negoziati con gli investitori finanziari per aumentare la sua potenza di fuoco il più velocemente possibile, ma può nel frattempo raccogliere denaro in brevissimo tempo emettendo titoli a breve scadenza sui mercati.

«Per attivarci – spiega Klaus Regling, il presidente dell'Efsf, in un'intervista a sei giornali europei tra cui Il Sole 24 Ore – abbiamo bisogno di una richiesta dello Stato membro e della decisione dell'Eurogruppo sulla base di chiare condizioni economiche. In questo momento stiamo lavorando su un potenziamento del fondo e non saremmo felici di usare i fondi che abbiamo, ma se necessario possiamo agire con grande rapidità».

Sui mercati è forte il timore che l'Italia possa avere bisogno del sostegno finanziario europeo. Il rendimento dei titoli obbligazionari a dieci anni è salito oltre il 7% mercoledì. Ieri oscillava sotto a questo livello. Molti osservatori temono che l'Efsf – nato per rassicurare i mercati finanziari ma che paradossalmente dipende dal denaro privato – non abbia una sufficiente force de frappe per aiutare un grande Paese come l'Italia.

In luglio, il Consiglio europeo aveva deciso di portare a 440 miliardi di euro la dotazione dell'Efsf, permettendo al fondo di acquistare titoli sul mercato primario e secondario, e offrire linee di credito precauzionali. «Da un punto di vista legale siamo autorizzati a operare sulla base delle decisioni di fine luglio», conferma Regling.

Attualmente l'Efsf ha a disposizione tra i 250 e i 300 miliardi di euro, tenuto conto del denaro impegnato o promesso alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo. In ottobre, il Consiglio europeo ha deciso di aumentare ulteriormente la potenza di fuoco del fondo portandola a 1.000 miliardi. Questa scelta è ancora tutta da mettere in pratica. Regling è stato in Cina nei giorni scorsi per sondare l'interesse cinese.

Intanto, nel caso ci fosse bisogno di denaro urgentemente, l'Efsf può emettere titoli a breve termine per raccogliere denaro velocemente sui mercati. «Sono titoli che possono essere venduti rapidamente, anche con ammontare sostanzioso – precisa Christophe Frankel, vice presidente dell'Efsf -. Abbiamo in programma la prima emissione entro fine anno, ma se necessario possiamo anticiparla».

A differenza del mercato obbligazionario, il mercato monetario – nel quale vengono trattati i titoli a breve scadenza – è particolarmente liquido, capace di assorbire rapidamente emissioni anche generose. L'Efsf non ha precisato quanti titoli di questo tipo vorrà emettere nelle prossime settimane perché dipenderà dalle necessità. Secondo Frankel queste obbligazioni rappresentano per l'Efsf «un cuscinetto di liquidità».

Nella sua conversazione di ieri, Regling, un ex direttore generale per gli affari economici della Commissione, ha ammesso che la recente emissione di titoli decennali da parte dell'Efsf ha registrato un calo d'interesse: «La percentuale di investitori asiatici rispetto all'ultima emissione di giugno è diminuita dal 40 al 23%. È chiaro che l'instabilità politica delle ultime settimane in Grecia o in Italia ha scoraggiato alcuni investitori».

L'economista tedesco ha accolto positivamente la nomina dell'ex banchiere centrale Lucas Papademos alla guida del Governo greco: «Spero che anche in Italia l'attuale incertezza verrà risolta rapidamente». Proprio l'instabilità politica potrebbe complicare il lavoro dell'Efsf nell'attirare investitori stranieri. L'obiettivo è di completare il potenziamento entro fine novembre, almeno per quanto riguarda le sue linee generali.

Due le opzioni: da un lato il fondo potrà assicurare almeno parzialmente le nuove emissioni obbligazionarie; dall'altro vuole creare un fondo di co-investimento che attirerà denaro pubblico e privato da usare per acquistare titoli sul mercato. Questa settimana la Russia, che è tra i Paesi candidati a investire nell'Efsf, ha detto che per ora non intende farlo perché «non capisce» il funzionamento del fondo.

Peraltro, da un punto di vista tecnico, l'Efsf non intende raccogliere soldi, ma piuttosto aprire linee di credito che verrebbero attivate solo nel caso di effettiva necessità. «Non vi aspettate che vi saranno qualche miliardo di euro nel cassetto in dicembre, pronti ad essere usati per il nostro nuovo strumento – ha detto Regling -. Ciò non è necessario. Ma mi aspetto che ci sarà abbastanza denaro a disposizione per coprire le necessità».

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