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Se mancano le verifiche la banca chiude il conto

Meno contenziosi fra banche e clienti grazie al provvedimento dell’Uif pubblicato sul sito dell’autorità (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).
L’iter che ha portato all’entrata in vigore del comma 1-bis dell’articolo 23 del decreto antiriciclaggio, oggetto dei chiarimenti dell’Uif, parte dal Dlgs 169/2012, che aveva modificato anche il decreto antiriciclaggio. La principale novità riguardava la revisione dell’obbligo di astensione, previsto appunto dall’articolo 23 del Dlgs 231/2007, con l’aggiunta del comma 1-bis. La norma prevede che i destinatari del decreto, nel caso in cui non possano rispettare gli obblighi di adeguata verifica, si astengano restituendo al cliente i fondi e liquidando l’importo tramite bonifico su un conto corrente bancario indicato dal cliente medesimo. Il bonifico, inoltre, rifacendosi letteralmente alla norma, deve essere accompagnato da un messaggio diretto alla controparte bancaria nel quale si evidenzi che le somme sono restituite per l’impossibilità di rispettare l’adeguata verifica.
La norma era stata bersaglio di aspre critiche. Proprio in ragione di tali censure, il ministero dell’Economia, a distanza di un giorno dall’entrata in vigore del nuovo comma, lo aveva sospeso, anche a seguito di contatti con l’Abi. L’associazione bancaria, assieme a molti operatori del settore (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 ottobre 2012), aveva sollevato perplessità sugli effetti che la nuova disposizione sull’astensione avrebbe avuto sull’operatività quotidiana degli intermediari, e non solo, considerato che il comma 1-bis dell’articolo 23 vede fra i destinatari tutti i soggetti obbligati dal decreto 231/07.
Il ministero, dunque, con un’ardita interpretazione di fatto paralizzava gli effetti della norma, così suscitando non poche perplessità circa la legittimità costituzionale di un provvedimento che andava a congelare una legge dello Stato. Allo stesso tempo il ministero annunciava una futura circolare a chiarimento, poi pubblicata il 30 luglio.
Vediamo i punti deboli della norma su cui la divisione Antiriciclaggio del ministero ha tentato di intervenire, cercando di chiarirne gli aspetti controversi, e sui quali l’Uif ha portato un po’ di luce. L’articolo 23, comma 1-bis, sembra duplicare, seppur in parte, il comma 1 dello stesso articolo, dove è già disciplinato l’obbligo di astensione in caso di impossibilità di effettuare l’adeguata verifica. C’è poi contraddizione con altre norme del decreto 231, prima fra tutte quella che prevede che le banche e anche le Poste, gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento, debbano permettere sempre ai propri clienti di effettuare prelevamenti e versamenti in contante da e sui propri conti. È lo stesso articolo 1852 del Codice civile a prevedere che il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme a suo credito, fatto salvo il termine di preavviso eventualmente pattuito. Altro aspetto che ha suscitato i maggiori dubbi, l’obbligo per il cliente di chiudere il rapporto e allo stesso tempo di indicare un altro conto bancario dove far rifluire i fondi. Il ministero, con la circolare del 30 luglio, ha cercato di porvi rimedio. Tuttora, però, la procedura di restituzione non sembra percorribile senza porre problemi operativi agli obbligati. Non appare risolutiva la circolare dove impone ai destinatari di instaurare una fase di interlocuzione preliminare con il cliente. Per certi versi, anzi, la procedura da seguire per la restituzione dei fondi sembra ancor più complessa.
Il provvedimento dell’Uif specifica, comunque, il contenuto delle informazioni che gli obbligati dovranno acquisire e conservare nel momento in cui dovessero decidere di astenersi e dar seguito alla procedura di restituzione. Fra le informazioni da conservare, attenzione particolare riguardo alla data, all’importo e alla tipologia della restituzione, nonché alla raccolta dei dati identificativi del cliente, dei cointestatari e dei titolari effettivi.

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