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Se l’Italia a Bruxelles segue la linea cinese. La scelta del silenzio dopo i meeting

Nell’ultimo Ecofin dei 27 ministri finanziari il premier e responsabile dell’Economia, Mario Monti, ha cancellato la solita conferenza stampa, dove lo attendevano domande su eventuali responsabilità del suo governo nel preoccupante andamento dei conti pubblici e degli indicatori economici fondamentali. Secondo la Commissione europea, in Italia la recessione si sta aggravando più del previsto (Pil a -1,4% nel 2012). Il debito dovrebbe aumentare quest’anno al livello record del 123,5% del Pil. La spesa per interessi dovrebbe salire molto (anche con un buon avanzo primario). Lo spread sui titoli di Stato è tornato alto. L’impegno al pareggio di bilancio nel 2013 sembra saltato (1,1% il deficit nominale previsto). Si temono manovre correttive. La disoccupazione dilaga. Per Eurostat quasi 15 milioni di italiani rischiano di finire in povertà.
Gli altri ministri finanziari dell’Ue hanno assolto il dovere di informare i cittadini sui lavori nella sede sovranazionale dell’Eurogruppo/Ecofin: con conferenze stampa, risposte all’entrata o in uscita, briefing diretti o tramite portavoce. Ma Monti, che non ha l’esperienza nella gestione della finanza pubblica dei suoi predecessori Carlo Azeglio Ciampi, Tommaso Padoa-Schioppa o Giulio Tremonti (nell’ultimo mandato), negli altri Consigli finanziari era sembrato in difficoltà davanti a domande precise di giornalisti di Bruxelles. Dava risposte generiche. Stavolta, anche entrando e uscendo dalle sedi degli incontri Ue, ha tirato dritto davanti ai reporter, che gli chiedevano di commentare almeno «l’arretramento del Pil».
Monti ha ribadito il suo rigido «no» perfino quando ha abbandonato in anticipo l’Ecofin per incontrare (ancora una volta) il presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso. Ha organizzato solo una «stretta di mano» con Barroso per farsi riprendere da tv e fotografi, rifiutando le domande. A Bruxelles in modo simile si era comportato il vicepremier cinese Li Keqiang (per non rispondere sulle violazioni di diritti umani in Cina), provocando una protesta ufficiale dall’associazione internazionale dei giornalisti (Api-Ipa). Anche l’ex premier Silvio Berlusconi, dopo l’esplosione degli scandali a base di escort, cancellava le conferenze stampa a Bruxelles. L’ex ministro Tremonti rispondeva puntigliosamente alle domande sui temi europei spesso per oltre un’ora. Ma, dopo gli effetti mediatici del caso Milanese, diradò i confronti con i giornalisti accreditati presso l’Ue.
La riservatezza di Monti non è, quindi, una novità assoluta. Hanno però generato perplessità anche i suoi ripetuti incontri con Barroso e con il vice per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn. È circolata l’ipotesi che il premier stia trattando con entrambi una lettura «benevola» dei dati negativi della finanza pubblica italiana. Perché i principali governi dell’Ue, quando decidono le strategie anticrisi, considerano la attuale Commissione poco o nulla. Mentre al Berlaymont resta un certo peso politico per i richiami e le raccomandazioni ai Paesi con i conti pubblici in difficoltà.

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