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Se l’Europa non sventola su Downing Street

di Luigi Offeddu

BRUXELLES— Oggi, 9 maggio, è la festa dell’Europa. Ricorda le parole pronunciate nel 1950, in questo stesso giorno, dal ministro francese degli Esteri Robert Schuman: i vincitori della guerra tesero allora la mano ai vinti, fu proclamato l’impegno alla pace e all’integrazione economica in tutto il continente. Perciò oggi la bandiera blu dell’Unione europea sventolerà un po’ ovunque negli edifici pubblici, accanto a quella nazionale. Con poche eccezioni: forse non la si vedrà in qualche comune dei Paesi dove i partiti populisti si rafforzano sempre più, come l’Olanda o la Finlandia; e forse, in qualche municipio leghista del Nord Italia; ma certamente, il drappo color del cielo e con le stelline d’oro non sventolerà nel centro di Londra, davanti al numero 10 di Downing Street. Quella è la residenza del primo ministro. britannico, che è il conservatore David Cameron, al governo in una coalizione con i liberaldemocratici: e secondo quanto comunicato dall’autorevole Bbc, oggi quel palazzo non inalbererà appunto la bandiera dell’Europa accanto alla Union Jack, il drappo britannico. Non era mai accaduto prima, in nessuno degli altri 9 maggio da quando si celebra la ricorrenza. Anche l’anno scorso, con Gordon Brown, nessuna variazione e tutto come sempre. Ma Downing Street non sarà adesso sola, nella bizzarria: anche gli uffici di altri due ministeri, Esteri e Tesoro, faranno lo stesso. Mentre il dicastero degli Affari guidato dal liberaldemocratico Vince Cable farà il contrario: Europa sul pennone, «come negli altri anni» , ha spiegato asciutto un portavoce. Al ministero del Clima, retto da un altro liberaldemocratico, hanno invece tagliato corto: non si dispone di una bandiera così, niente cielo blu e stelline, e stop. Nella guida ufficiale del protocollo governativo si suggerisce di seguire la procedura usuale: Europa sul pennone il 9 maggio, appunto. E così il piccolo giallo si infittisce. Finora non vi è alcuna spiegazione, per tutte queste decisioni contrastanti. Downing Street, sempre secondo la Bbc, ha negato di aver ricevuto istruzioni in proposito dal primo ministro. Forse stamane tutte le previsioni saranno smentite, e Cameron in persona darà l’ordine atteso? Basta aspettare, per saperlo, e c’è da scommettere che qualche fotografo aspetterà l’alba sul posto. Nell’attesa, resta in piedi l’ipotesi più facile: che la ragione di tutto stia in piccole scaramucce di politica interna fra conservatori e liberaldemocratici, questi ultimi appena bastonati dagli elettori, che mal convivono nell’alleanza di governo e che hanno proprio nell’Europa— o meglio, nell’euroscetticismo inglese— uno dei punti di più acuta frizione. Soprattutto in questi giorni: gli Stati della Ue vengono a chiamati a provare la loro solidarietà per il salvataggio finanziario del Portogallo (78 miliardi, tutti da dare) e della Grecia (110 miliardi, in parte già dati, ma già si sa che non bastano), e questo appello è un po’ una chiamata a raccolta anche per gli euroscettici, inglesi in testa. Ma del resto, fra loro e la Ue le diffidenze partono da lontano: ancora un paio di anni fa, nel giorno di San Giorgio, i conservatori inglesi protestavano infuriati per una mappa dell’Europa economica dove il Regno Unito risultava accorpato ad altre aree («ci hanno cancellato!» ). Sia come sia, la Ue per ora non si pronuncia: per tradizione non si commentano le anticipazioni di stampa, e poi l’ostensione della bandiera europea potrebbe non essere un obbligo per i singoli 27 Paesi. Ma è anche vero che i rancori di superficie possono celare amori segreti: a Bruxelles, capitale della Ue, la Gran Bretagna risulta avere 25 uffici regionali, più di qualunque altro Paese Ue, e 28 studi legali (contro appena 5 francesi), e circa 120 giornalisti (contro gli 85 francesi). Mentre i documenti della Commissione europea stilati in inglese sono passati dal 35%del 1992 al 62%del 2004. E con tutto questo, la bandiera no?

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