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Se l’azienda delocalizza multa di 20-30 mila euro per ogni dipendente

Il testo è sul tavolo del premier, Mario Draghi, che ora dovrà decidere se dargli la forma di decreto o di emendamento ad altre norme. Magari apportando qualche ulteriore modifica. Sta di fatto che sulle delocalizzazioni il ministero dello Sviluppo economico e il ministero del Lavoro hanno raggiunto un accordo e hanno prodotto un articolato condiviso. Le ultime novità riguardano il versante relativo alle sanzioni per le aziende inadempienti: accantonate da tempo (per le proteste della Confindustria recepite dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti) le ipotesi di multe parametrate sul fatturato (si era parlato di quote fino al 2%) e di lista nera, la soluzione adottata dovrebbe essere quella di una sanzione commisurata al numero di lavoratori coinvolti dalla chiusura. Si tratterebbe di una cifra tra i 20 mila e i 30 mila euro moltiplicata per il totale degli addetti dello stabilimento.Le norme riguarderanno aziende con almeno 250 dipendenti che, si legge in una delle ultime bozze del provvedimento, «intendano procedere alla chiusura di un sito produttivo situato nel territorio nazionale con cessazione definitiva dell’attività, per ragioni non determinate da squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne renda probabile la crisi o l’insolvenza». Insomma, la fattispecie di vicende come la chiusura della Whirlpool di Napoli o della Gkn di Campi Bisenzio, o di altre multinazionali che chiudono stabilimenti in Italia e trasferiscono la stessa attività altrove. Magari dopo aver usufruito per anni di contributi pubblici.«È urgente una normativa che riguardi quelle che non chiamerei più delocalizzazioni ma chiusure in alcuni casi dettate da esigenze finanziarie e speculative ha detto ieri il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, prefigurando di fatto il varo del provvedimento – . Queste chiusure vanno governate e non possiamo solo prendere atto del fatto che avvengono. Una chiusura repentina, che non è attesa – ha aggiunto colpisce anche tutte le aziende dell’indotto». Il leader della Cgil, Maurizio Landini, uscendo dall’incontro di Palazzo Chigi tra i sindacati, Mario Draghi e lo stesso Orlando, ha detto di aver chiesto al governo «la verifica dell’intesa sui licenziamenti e quindi il tema del famoso provvedimento sulle delocalizzazioni».Le norme sul tavolo del premier prevedono l’obbligo di preavviso da parte dell’azienda che chiude e procede a licenziamenti collettivi; la predisposizione, sempre da parte dell’impresa, di un piano di mitigazione socio- economica dell’impatto della chiusura (con relativa partecipazione a misure di politica attiva che potrebbero rientrare nell’ambito del programma Gol- Garanzia di occupabilità); infine, come detto, le sanzioni per le aziende che non rispettano la normativa. Tra le misure, infine, anche incentivi per le imprese pronte ad assorbire la forza lavoro estromessa dall’azienda che chiude e a investire sullo stabilimento e sulla riconversione delle linee produttive.

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