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Se l’appello cade per il filtro ricorso solo con vincoli

Se la Corte d’appello, fa scattare il filtro e dichiara inammissibile il ricorso, a causa delle scarse possibilità di successo, ci si può giocare ancora la carta dell’impugnazione della sentenza di primo grado davanti alla Cassazione. Ma, per avere qualche chance di vedere accolte le proprie istanze, è necessario fare un riassunto, breve, dello svolgimento del processo in entrambi i gradi di giudizio, ricordando ai giudici che l’appello è stato tempestivo e, soprattutto, quali sono i motivi per cui si torna alla “carica”.
Indicazioni senza le quali è inevitabile una nuova pronuncia di inammissibilità. La sesta sezione civile con l’ordinanza 12936 depositata ieri ricorda, infatti, che soltanto le parti della decisione di prima istanza, già contestate in appello in tempo utile, potranno essere oggetto di attenzione da parte della Suprema corte, mentre quelle “trascurate” si considerano coperte dal giudicato.
Codice di rito alla mano la Cassazione chiude dunque le porte al ricorrente che non rispetta quanto prescritto dall’articolo 366 n. 3. L’atto proposto, con il quale ci si opponeva a un decreto ingiuntivo, era stringato, ai limiti della genericità, per quanto riguardava la decisione del tribunale e tralasciava qualunque indicazione sul giudizio di appello, salvo ricordarne l’esito negativo.
È vero – ammettono i giudici – che il raggio d’azione della Cassazione è circoscritto alla sentenza di primo grado, ma è altrettanto vero che non può essere ignorata l’ordinanza di appello, anche se si è conclusa con una pronuncia di inammissibilità, come previsto dall’articolo 348 bis del codice di procedura civile in caso di assenza di una «ragionevole probabilità di successo».
Per cogliere l’importanza di fare riferimento anche al secondo grado basta considerare che, quando l’inammissibilità dell’appello si fonda sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste alla base della decisione impugnata, vengono sottratte al giudicato solo quelle già sollevate in entrambi i gradi di giudizio.
I requisiti minimi che vanno rispettati, per non trovare chiusa anche la via della Cassazione, riguardano dunque: la dimostrazione della tempestività del ricorso (il cui termine coincide con la comunicazione o la notificazione dell’ordinanza di inammissibilità) e l’indicazione dei motivi del ricorso, integrati dall’esposizione dei contenuti dell’ordinanza di inammissibilità.
Circostanza quest’ultima che è in funzione dell’ammissibilità del ricorso per «omesso esame di un fatto decisivo del giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti» (articolo 360 del Cpc n.5), dal momento che, nella “doppia conforme”, il sindacato di legittimità è circoscritto alle violazioni che riguardano giurisdizione, competenza, norme di diritto o nullità della sentenza.
All’elenco delle cose da non dimenticare, pena l’improcedibilità, la Cassazione aggiunge l’onere di depositare sia l’atto di appello, sia l’ordinanza. “Carte” che consentono ai giudici di ultima istanza di avere una visione chiara e d’insieme del procedimento sul quale sono chiamati a pronunciarsi e contengono indicazioni che non possono essere desunte con altri mezzi.

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