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Se la Srl è incapiente «paga» l’imprenditore

Se la Srl fallisce – con relativa indagine per ipotesi di bancarotta – e il suo patrimonio rischia di non bastare a soddisfare le future pretese dei creditori, il giudice può sottoporre a sequestro conservativo anche i beni personali dell’imprenditore. In sostanza, la semplice incapienza del patrimonio della società fallita per i debiti contratti giustifica il sequestro sul patrimonio dell’imprenditore.
Il principio che rafforza la tutela del creditore in presenza di ipotesi di reato fallimentare è stato riaffermato dalla Corte di cassazione con la sentenza 28505/12 depositata ieri dalla Quanta sezione. A innescare la decisione della Corte era stato il ricorso di un imprenditore di Ivrea contro il vincolo reale imposto sulle sue proprietà nell’ambito di un’indagine preliminare della Procura. Secondo la difesa dell’uomo, non ci sarebbe stata la prova del periculum in mora per applicare l’articolo 316 del Codice penale (sequestro conservativo), tanto che i giudici di merito si erano limitati a motivare il blocco dei beni personali con l’incapienza del patrimonio sociale residuo. A sollecitare il sequestro, peraltro, era stato lo stesso curatore fallimentare incaricato. Per i giudici di legittimità, la questione va inquadrata nell’ambito del contesto criminoso in cui si ipotizza sia stata commessa la violazione. In sostanza, è necessario «assicurare un privilegio ai creditori da reato» di fronte «all’insorgenza di un rischio di dispersione o diminuzione della garanzia patrimoniale», risultato che si può ottenere con l’imposizione di un vincolo reale idoneo ad assicurare la conservazione, quindi nell’ambito dove si ritiene sia defluito il maltolto al patrimonio sociale (tra i precedenti, Cassazione 43669/10). Quanto al periculum in mora, questo «ai fini dell’adozione del sequestro conservativo può essere riconosciuto, oltre che in presenza di una situazione che faccia apparire fondato un futuro depauperamento del debitore, anche a fronte di una oggettiva condizione di inadeguatezza del patrimonio del debitore rispetto all’entità del credito» (Cassazione 7481/11). Pertanto «anche l’oggettiva incapienza del patrimonio consente di ravvisare la condizione che legittima l’adozione della misura cautelare reale».

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