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“Se la Grecia esce cambia tutto” Per l’Italia il rischio speculazione

A palazzo Chigi e al ministero dell’Economia tengono le cinture allacciate. Certo, il mantra ufficiale ripetuto in queste ore da Renzi e Padoan, è che «non c’è alcun rischio di contagio a breve termine per l’Italia». Eppure l’allarme è scattato, specie dopo l’uscita a sorpresa del ministro dell’Interno greco che ha candidamente dichiarato che ad Atene non hanno più un euro in cassa per pagare l’Fmi.

Nel governo la preoccupazione più forte per un’eventuale insolvenza della Grecia riguarda più il futuro che l’immediato presente. «Gli interventi della Bce funzionano — spiega una fonte vicina al presidente del Consiglio — i tassi restano bassi e noi siamo più forti rispetto a qualche anno fa. Ma se Atene uscisse allora l’Unione europea cambierebbe natura, l’intero sistema diventerebbe più fragile». A quel punto, nonostante i 60 miliardi al mese pompati dalla Bce nel mercato dei titoli pubblici, nessuno sa se gli argini alla speculazione potrebbero davvero tenere. Se tutta l’impalcatura del Fondo Salva Stati sarebbe in grado di reggere l’onda d’urto di lungo periodo di una Grexit. Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio della Camera, è convinto di no: «Se la Grecia esce dall’euro è l’inizio della fine. Non per noi, per tutta l’Europa. Prevedo danni graduali e crescenti».
È questo il tema che tiene banco nelle discussioni fra Renzi e i suoi consiglieri, visto che il capo del governo ha impostato la sua strategia con un orizzonte di tre anni, sperando di incassare alle elezioni del 2018 i dividendi della crescita. Le notizie che arrivano da Atene non sono infatti rassicuranti. Renzi è convinto che il problema sia anzitutto di natura politica, per le promesse elettorali fatte da Tsipras che rendono impossibile la chiusura di un accordo con i creditori. Dentro Syriza è in atto uno scontro duro fra l’ala più radicale e i pragmatici come lo stesso Tsipras e il ministro Varoufakis. E a Roma temono che il premier greco non riesca a reggere proprio sul fronte interno.
A Riga, la scorsa settimana, Renzi ha avuto da Angela Merkel dei resoconti negativi circa capacità di Tsipras di onorare gli impegni con l’Ue. Il vertice notturno tra la cancelliera tedesca, il presidente francese François Hollande e il leader greco, nella sala Gauja dell’hotel Radisson Blu (dove alloggiava lo stesso Renzi) si è risolto infatti in un buco nell’acqua. E anche a Roma hanno cominciato a preoccuparsi sul serio. «Non va esagerato il problema del debito greco — osserva ancora la fonte di governo — perché è spalmato su molti anni e ha tassi di rimborso bassi. Ma a questo punto Atene deve mettere sul tavolo proposte credibili e azioni concrete ». Il corollario è che quelle viste finora, nonostante le rassicurazioni di Tsipras, semplicemente non lo sono.
Tra la squadra di consiglieri di Renzi e il ministero dell’Economia, affiorano inoltre prospettive e valutazioni diverse. Più pessimiste quelle del ministro Padoan che, come ha detto a Repubblica venerdì scorso, teme un’unione monetaria senza Atene perché «il sistema diventerebbe in generale più fragile». Ma c’è anche la posizione di un duro come Yoram Gutgeld, che la pensa all’opposto. Ovvero che i pericoli per l’Italia ci sarebbero solo sul breve periodo, con qualche giorno di fiammate sui mercati dei titoli e un innalzamento dello spread. Per poi assestarsi nel giro di poche settimane, viste le dimensioni minime della Grecia rispetto all’economia continentale.
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