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Se la Cancelliera tedesca perde il suo ruolo guida I nuovi protagonisti e la strategia della Bce

La politica europea è in movimento come non succedeva da anni. Quella tedesca, come non succedeva da decenni: al punto di avere creato, nei vertici europei del weekend, una confusione che nessuno si aspettava potesse venire da Berlino. Non solo per l’agitazione creata dal documento del ministero delle Finanze tedesco su una possibile sospensione quinquennale di Atene dall’euro. Soprattutto, a causa dell’andamento altalenante delle posizioni di Angela Merkel, da una decina di giorni a questa parte. Il problema è che se la Cancelliera perde la leadership, in Europa nessun leader politico sembra in grado di sostituirla. 
Resta la Bce. Anche dopo i summit di ieri a Bruxelles, sarà la Banca centrale europea a dovere prendere decisioni difficili. Le banche greche rimarranno chiuse. Il consiglio dei Governatori dell’istituzione guidata da Mario Draghi dovrà decidere ancora una volta cosa fare sull’erogazione di liquidità d’emergenza alle banche elleniche. Sui mercati si pensa che probabilmente la terrà bloccata a 89 miliardi, non darà cioè loro altro denaro. In più dovrà iniziare a preparare i piani per il prossimo 20 luglio, quando Atene le dovrebbe rimborsare obbligazioni in scadenza per 3,5 miliardi: l’ipotesi che la Grecia non onori l’impegno non può essere esclusa. Dopo il 20 luglio, probabilmente ci sarebbe un periodo di grazia di una settimana, ma dopo quello il default diventerebbe ufficiale: e questo per la Bce è inaccettabile, il non pagamento sarebbe un finanziamento diretto al Paese, vietato. Altri giorni tesi, a Francoforte.
Tutto, però, è ormai una questione politica. Ieri, a Bruxelles, è sembrato che la Grecia fosse solo l’oggetto del contendere in scontri ben maggiori. Innanzitutto quello attorno al potere nell’eurozona. È che l’assenza di iniziativa politica di Frau Merkel, di solito abile a tenere uniti gli europei, ha fatto sì che emergessero altri protagonisti. Che si sono poi scontrati. Per la Germania, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha tirato le fila di una trattativa dura fino all’estremo. Sul versante opposto, il presidente francese François Hollande ha trovato lo spazio per differenziarsi da Berlino e presentarsi come l’interprete di una linea diversa da quella portata avanti dalla coppia Merkel-Schäuble negli scorsi cinque anni di crisi.
Risultato: l’eurozona si è divisa sul crinale che separa la prevalenza delle regole, sostenuta dai tedeschi, e la prevalenza della politica, sostenuta dai francesi. Inflessibilità contro flessibilità. Berlino può dare l’impressione di muoversi con crudeltà, verso la Grecia. Fondamentalmente, però, sia i cristiano-democratici sia i socialdemocratici tedeschi, pur con differenze non da poco, ritengono che una ristrutturazione del debito mentre Atene è parte dell’euro trasformerebbe l’Eurozona nella famosa unione dei trasferimenti alla quale sono contrari da sempre (e che è esclusa dai trattati). Significherebbe spostare soldi da un Paese all’altro. Ristrutturare il debito mentre la Grecia è in time-out, sospesa dall’Unione monetaria, sarebbe invece possibile.
Per parte sua, il governo di Parigi e il suo presidente Hollande prendono un rischio serio nel mostrarsi aperti nei confronti del governo di Alexis Tsipras. Il piano presentato da Atene ai creditori segue il modello di quelli degli anni scorsi, solo che parte da condizioni ancora peggiori. Se tra un po’ di mesi fallisse, la Francia ne porterebbe una responsabilità. Ciò nonostante, Hollande sa che se vincesse la linea di Berlino l’Eurozona e la Ue del futuro sarebbero riformate sulle linee guida tedesche. E’ un confronto che ha propaggini anche interne alla Germania, nel conflitto di potere strisciante non solo tra Cdu e Spd ma anche tra Merkel e Schäuble: ognuno aspetta l’errore grave dell’altro.
Quando una crisi arriva al punto a cui è arrivata quella greca, è il momento delle scelte coraggiose. In cinque anni, i governi dell’Eurozona hanno fatto abbastanza per evitare di un soffio il disastro ma non hanno mai affrontato il cuore della questione. Questa volta, lo scontro riguarda quello: quale Europa e chi la guida. Scalciare la lattina giù per la discesa, per curarsene dopo, difficilmente potrà funzionare. Al momento, però, la confusione prevale.
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