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Se il manager viene assolto l’illecito grava sulla società

In tema di «231», la società risponde dell’illecito amministrativo per le false comunicazioni ai consumatori anche quando il manager viene assolto dal reato di aggiotaggio. A prescindere da chi lo ha commesso, l’illecito è sempre frutto di una politica aziendale deviante o di una «colpa nell’organizzazione». È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35818 del 2 settembre 2015, ha reso definitiva la responsabilità amministrativa di Citibank nell’ambito dell’inchiesta Parmalat.

La prima sezione penale ha motivato il verdetto di colpevolezza spiegando che l’illecito addebitabile all’ente ai sensi del dlgs n. 231 del 2001 non consiste in una responsabilità sussidiaria per il fatto altrui, sulla falsariga della responsabilità civile ordinaria da reato del dipendente o preposto, ovvero di quella delineata dall’art. 197 cod. pen. L’ente è punito per il fatto proprio, e a radicare la personalità della sua responsabilità, sta la necessità di poter muovere (direttamente) all’ente un rimprovero fondato sul fatto che il reato possa considerarsi espressione di una «politica aziendale» deviante o comunque frutto di una «colpa d’organizzazione».

Con la sentenza n. 38343 del 2014, il massimo consesso di piazza Cavour aveva infatti sostenuto che la responsabilità dell’ente si fonda su una colpa connotata in senso normativo in ragione dell’obbligo imposto a tali organismi di adottare le cautele necessarie a prevenire la commissione di alcuni reati, adottando iniziative di carattere organizzativo e gestionale in base a un «modello» che individua i rischi e delinea la misure atte a contrastarli. E la colpa dell’ente consiste nel non aver ottemperato a tale obbligo.

La circostanza che siffatta colpa emerga, e assuma rilievo ai fini della imputazione dell’illecito che riguarda l’ente, solo per effetto della commissione di uno specifico fatto reato che deve corrispondere per titolo a quelli espressamente compresi nel catalogo dei reati presupposto dal dlgs n. 231, non ne mina la natura «personale», e perciò autonoma, riferibile a un deficit organizzativo che attiene alla mancata adozione di un modello precauzionale astrattamente idoneo a prevenire l’illecito.

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