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Se il giudice rafforza la mediazione

Il giudice che dispone la mediazione nel corso del processo civile evidenzia alle parti che al primo incontro l’attività di mediazione dovrà essere «concretamente espletata» con la partecipazione delle parti (sostanziali); inoltre il invita il mediatore a formulare la proposta conciliativa, anche se le parti non dovessero chiederglielo congiuntamente.
Perviene a queste conclusioni l’ordinanza del Tribunale di Siracusa (estensore Rizzo) del 5 luglio 2015 che in una controversia in materia di appalto e dopo aver rigettato la richiesta di provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, dispone l’avvio del procedimento di mediazione non senza precisare che la mediazione dovrà svolgersi effettivamente, nel solco dell’orientamento segnato dal Tribunale di Firenze e ripreso nei tribunali di tutta la Penisola. Le parti (sostanziali) assistite dai loro difensori dovranno dunque avviare la mediazione e partecipare al primo incontro durante il quale l’attività dovrà concretamente espletarsi.
Il giudice siciliano poi nella medesima ordinanza invita il mediatore «ad avanzare proposta conciliativa pur in assenza di congiunta richiesta delle parti». L’invito ricalca quello contenuto nell’ordinanza del Tribunale di Firenze (estensore Ghelardini) del 30 giugno 2014 che aveva inaugurato questo tipo di provvedimenti diretti a sollecitare il mediatore ad una attività valutativa. In questo senso l’invito del tribunale costituisce sicuramente nella logica della mediazione demandata un autorevole impulso al mediatore che si troverà a dover gestire la procedura.
In questa prospettiva va poi ricordata l’ordinanza del Tribunale di Vasto (estensore Pasquale) del 23 giugno 2015 il quale va oltre e, dopo aver ordinato la mediazione, dispone che in caso di mancato raggiungimento dell’accordo tra le parti il mediatore provveda comunque alla formulazione di una proposta conciliativa. A tal fine, le parti dovranno scegliere un organismo di mediazione che non preveda limitazioni a tale “potere” del mediatore.
Una decisione quest’ultima improntata ancor più della altre a rafforzare lo schema della mediazione ordinata dal giudice e che sembra volerne di fatto integrarne la procedura in un alveo processuale regolamentato ove il mediatore diviene una sorta di ausiliario al quale il giudice rivolge inviti e prescrizioni.
Invero, il mediatore – secondo la normativa attuale – non è un ausiliario€ del giudice. Non a caso non è il giudice che nomina il mediatore e non vi è un rapporto diretto con lo stesso. La mediazione – anche quella iussu iudicis – è extragiudiziale e si svolge fuori dal diretto controllo del giudice che non può, quindi, imporre alcunché al mediatore.
Ciò non esclude la possibilità di indirizzare verso buone prassi ed eventualmente sollecitare attività ulteriori, come nel caso dell’invito alla proposta conciliativa (prevista ex lege), ma ovviamene rimessa alla valutazione del mediatore e nei limiti previsti dalla legge e, quindi, dal regolamento di procedura adottato dall’organismo prescelto dalle parti.

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