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«Se ci togliete dalla lista nera più facile l’intesa sul Fisco»

«Il sistema che proponiamo consentirà rispetto dei diritti senza tassazioni inique», sosteneva ieri ai Parioli in una villa dall’eleganza di altri tempi il capo del Dipartimento federale degli Affari esteri della Svizzera, ossia il suo ministro degli Esteri. Uomo del Partito liberale radicale, 52 anni, Didier Burkhalter parlava delle nuove norme varate o in cantiere per i capitali stranieri depositati nelle banche del suo Paese da quando la crisi finanziaria ha indotto gli altri Stati, o dovrebbe indurli, a essere meno permissivi verso le fughe di denaro all’estero. Rientrato nell’ambasciata svizzera dopo un incontro alla Farnesina con il suo collega Giulio Terzi, Bur khalter ha risposto in un’intervista al Corriere su questo argomento. Un dossier che da tempo, al di là delle garbate formule della diplomazia, insinua un filo di sottile inquietudine nelle relazioni tra due Stati amici.
Gli accordi raggiunti dalla Svizzera con Germania, Gran Bretagna e Austria si basano sull’introduzione di tasse tra 20 e 25% per i capitali depositati in passato nel suo Paese e prelievi sugli interessi futuri. In cambio, avete ottenuto di mantenere riservati i titolari dei conti bancari. I contatti in corso con l’Italia porterebbero a risultati diversi?
«Con tutti questi accordi, noi puntiamo a un’alternativa allo scambio automatico di informazioni. La proponiamo perché così raggiungiamo tutti gli obiettivi: tassazione equa e rispetto della privacy. Per la Svizzera è molto importante. I Paesi favorevoli a questa linea ottengono il denaro presto, altrimenti occorrono procedure lunghe, e senza equità. Nel caso dell’Italia la tassazione è soltanto un capitolo di una cornice che ne ha cinque, e vogliamo continuare a negoziare su tutto».
Gli altri quattro capitoli?
«Uno è l’accordo sulla doppia tassazione. Ci sono state difficoltà: c’è il problema della lista nera…».
È l’Italia a tenervi su un lista nera.
«Increscioso rimanere in una lista nera così a lungo, e che accada tra due Paesi vicini con rapporti economici. Poi ci sono le questioni dei frontalieri e dell’accesso dei nostri prodotti nel vostro mercato. La Farnesina ha confermato che il 24 settembre si riunirà il “gruppo di pilotaggio” sulla trattativa fiscale».
L’accordo sui capitali in Svizzera potrà essere stretto prima delle elezioni italiane del 2013?
«Credo che entrambe le parti lavorino seriamente, e se lo facciamo c’è una possibilità di riuscirci».
Altrimenti?
«Se non c’è un’intesa prima del cambio di governo, siamo abituati alla perennità delle istituzioni. Possono cambiare le persone, le istituzioni no».
Molti governi italiani hanno tollerato fughe di capitali, oggi la crisi non permette. Starete dalla parte degli evasori fiscali o della stabilità del sistema finanziario dell’Italia, e dunque dell’Unione Europea?
«Se passa la proposta svizzera si ha una soluzione per tutto: tassazione equa per passato e futuro».
Il 22 febbraio il vostro Consiglio federale ha sostenuto che i clienti stranieri dovrebbero fornire alle vostre banche una carta nella quale si autodichiarano in regola con il fisco del proprio Paese. Sa quanti dichiarerebbero il falso?
«Opzioni da definire. Le proposte del nostro governo saranno presentate il mese prossimo».
Nel 2009, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha messo alcuni paradisi fiscali sulla lista nera, voi in una lista grigia. Negli Usa il fisco premia con 104 milioni di dollari un ex dipendente della banca svizzera Ubs per rivelazioni utili a colpire frodi fiscali. Nell’era di Internet il segreto bancario non è destinato a essere superato?
«Esistono due vie: scambio automatico di informazioni o la nostra soluzione. La nostra consente rispetto dei diritti senza tassazione iniqua».

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